Nuovi video emersi in queste ore riaccendono il dibattito americano sulla morte di Alex Pretti, l’infermiere di terapia intensiva di 37 anni ucciso da agenti della U.S. Border Patrol. Le immagini mostrano un violento confronto avvenuto undici giorni prima della sparatoria mortale, durante una protesta a Minneapolis contro le operazioni federali.
I filmati, diffusi ieri sera, documentano un alterco risalente al 13 gennaio: Pretti, ripreso mentre urla contro veicoli federali, colpisce con due calci il fanale posteriore di un SUV — una Ford Expedition con luci rosse e blu lampeggianti — danneggiandolo. Subito dopo, agenti federali mascherati e con casco scendono dal mezzo, lo afferrano e lo portano a terra in mezzo a fischi e urla della folla. Durante la colluttazione, il cappotto di Pretti si sfila; a un certo punto, quando si allontana, nella cintura sembra intravedersi un’arma da fuoco. In nessun momento, tuttavia, i video mostrano Pretti toccare o estrarre la pistola, né è chiaro se gli agenti l’abbiano vista. La precedente colluttazione si è verificata all'incrocio tra E. 36th Street e Park Avenue, nel quartiere Powderhorn di Minneapolis, a meno di mezzo miglio dal luogo in cui un agente dell'ICE ha sparato a Renee Good nel suo veicolo la settimana prima.
Una persona a conoscenza dei fatti ha confermato all' Associated Press che l’uomo nei filmati è Pretti e che l’episodio era noto alla famiglia. Le immagini hanno immediatamente riacceso il confronto pubblico sulla sua uccisione. L’avvocato dei genitori di Pretti, Steve Schleicher, respinge ogni collegamento tra l’alterco del 13 gennaio e la sparatoria del 24 gennaio. “Nulla di ciò che è accaduto una settimana prima può giustificare l’uccisione di Alex”, ha scritto, sostenendo che Pretti “non rappresentava una minaccia per nessuno”. Il Dipartimento per la Sicurezza Interna ha confermato che Homeland Security Investigations sta esaminando i nuovi video; non è noto se gli agenti coinvolti nel primo episodio fossero presenti anche il giorno della morte.
I nuovi filmati provengono da due fonti: uno pubblicato dal Minnesota Star Tribune, girato dall’avvocato e testimone Max Shapiro, e un altro realizzato da una troupe di The News Movement. Shapiro racconta di aver raggiunto l’area dopo aver letto su una chat Signal della presenza degli agenti. “Gli osservatori erano sconvolti e urlavano”, ha detto. “Le indicazioni degli agenti erano coperte da fischi e grida”.
Nel video, dopo essere stato lasciato andare, Pretti si allontana barcollando. Shapiro lo abbraccia e gli chiede se stia bene. “Sì”, risponde Pretti, prima di voltarsi verso gli altri e domandare: “Stiamo tutti bene? Siamo tutti al sicuro?”. Shapiro riconosce che alcuni useranno le immagini per screditarlo, ma lo descrive come una persona profondamente preoccupata per l’impatto delle politiche di deportazione. “Non sono un esperto di immigrazione”, ha detto, “ma deve esserci un modo migliore di fare le cose”.
La CNN ha riferito, citando una fonte anonima, che Pretti avrebbe riportato la frattura di una costola dopo che cinque agenti lo avevano placcato e un altro si era appoggiato sulla sua schiena circa una settimana prima della sua morte. L'articolo non ha rivelato quando o dove ciò sarebbe accaduto. I funzionari del Dipartimento per la sicurezza interna degli Stati Uniti hanno dichiarato però di "non avere alcuna traccia di questo incidente". Un rappresentante della famiglia ha dichiarato allo Star Tribune di non poter confermare l'entità delle ferite.
Tuttavia, Pretti ha raccontato ai parenti di una precedente colluttazione con le forze dell'ordine federali che gli aveva strappato giacca, camicia e stivali, ha affermato il portavoce. In seguito, Pretti ha lamentato dolori correlati a ferite di cui non si conosceva l'entità, ma non ha cercato cure mediche.