Leggi il settimanale

Caso Rogoredo, la lezione dei poliziotti: "In strada l'esitazione uccide"

Sono tanti gli appartenenti alle forze dell'ordine che in queste ore hanno affidato ai social il proprio sfogo per quanto accaduto al collega indagato per omicidio volontario: "Se non cambia, ci saranno altri Carlo Legrottaglie"

Caso Rogoredo, la lezione dei poliziotti: "In strada l'esitazione uccide"
00:00 00:00

Il caso di Rogoredo è una ferita aperta, soprattutto perché il poliziotto che ha sparato è ora indagato per omicidio volontario. Un'ipotesi di reato che si distacca ampiamente dall'eccesso colposo di legittima difesa che solitamente viene ipotizzato in questi casi e lascia molti stupiti per le implicazioni che potrebbe avere. Da più parti è stato sottolineato che si tratta di un atto dovuto anche in tutela dell'agente, ma questa prassi è soggetta a molte critiche da parte dei sindacati di polizia, e non solo, tanto che il governo sta lavorando a una soluzione diversa, che potrebbe trovare spazio già nel prossimo pacchetto sicurezza. I colleghi dell'agente hanno fatto quadrato attorno a lui, sostengono il principio, giusto, che in certe situazioni bisogna trovarsi prima di giudicare e quando c'è in ballo la vita tutto diventa più difficile e la valutazione in una manciata, in una frazione di secondo fa la differenza tra la vita e la morte.

"Chiunque in un clima del genere avrebbe reagito in quel modo, la pelle a casa la si deve portare in qualunque caso. Ora tocca allo Stato difendere un suo servitore", si legge in un messaggio lasciato sui social da un appartenente alle forze dell'ordine che si schiera senza se e senza ma al fianco del poliziotto di Milano. "Indagarlo per omicidio volontario ti fa incazzare di brutto. I signori magistrati (volutamente minuscolo) dicono che applicano la Legge, peccato che allo stesso tempo dimenticano il buon senso", scrive un altro, che dalle sue parole fa capire di essere implicato in un procedimento aperto per ragioni di servizio. "Ti portano ad un punto che speri di arrivare presto al congedo, di chiudere in fretta un percorso professionale che hai scelto e che, soprattutto loro, hanno rovinato", si legge ancora nel suo sfogo.

Anche un carabiniere ha voluto fornire il suo spunto di riflessione, sottolineando che non è sua intenzione "attribuire responsabilità a nessuno né mettere in discussione la magistratura o lo Stato di diritto. Accertare i fatti è doveroso; ciò che contesto è la criminalizzazione automatica". Nel suo lungo intervento ci ha tenuto anche a precisare che, a differenza di quanto strumentalmente una parte politica radicale sostiene, "noi non chiediamo impunità. Mai chiesta. Chiediamo una cosa molto più seria: giustizia vera. Giustizia che accerta, sì, ma senza demolire. Che verifica, sì, ma senza marchiare. Che indaga, sì, ma senza trattare come nemico chi ha agito per proteggere". Oggi, questo carabiniere parla a nome del collega che ha sparato, dice di non volere "uno Stato che chiede eroi e poi li processa per default quando sopravvivono. Non voglio uno Stato che pretende coraggio ma semina paura istituzionale. Perché lo ripeto con la chiarezza di chi ha scelto questa vita: se lo Stato non tutela chi lo difende, prepara altri funerali".

E come operatore spiega a chi non è del mestiere, a chi oggi si riempie la bocca di sentenze prima ancora che ci siano le indagini, che "quando un operatore esita, in strada, succede quello che nessuno nei salotti comprende: in strada l’esitazione uccide. Uccide il cittadino. Uccide il collega accanto. Uccide te". Se niente cambia, dice ancora, "ci saranno altri Carlo Legrottaglie. Ci saranno altri colleghi che non torneranno a casa.

Perché la prossima volta, davanti a un’arma puntata, davanti a un’ombra che avanza, davanti a un secondo che decide tutto, qualcuno esiterà. Non perché è codardo. Ma perché gli avete messo in testa che dopo il pericolo arriva il tribunale, dopo la strada arriva la gogna, dopo il dovere arriva l’abbandono".

Commenti
Pubblica un commento
Non sono consentiti commenti che contengano termini violenti, discriminatori o che contravvengano alle elementari regole di netiquette. Qui le norme di comportamento per esteso.
Accedi
ilGiornale.it Logo Ricarica