Resa di Speranza. A tavola in sei nei locali al chiuso. Libertà all'aperto

Pressing delle Regioni e della maggioranza, il ministro della Salute cede. All'interno il numero dei commensali può salire se di due nuclei familiari. In zona gialla resta il divieto

Resa di Speranza. A tavola in sei nei locali al chiuso. Libertà all'aperto

Alla fine il più rigorista dei ministri ha dovuto cedere al pressing non solo delle Regioni, ma anche di gran parte del governo, per superare il limite delle 4 persone a tavola. Roberto Speranza era rimasto praticamente da solo a difendere la norma dell'ultimo Dpcm, voleva che fosse mantenuto il tetto sia all'aperto sia al chiuso. E anche di fronte al miglioramento della curva epidemiologica e al progredire della campagna di vaccinazione invocava prudenza, nonostante anche il premier Mario Draghi avesse manifestato dubbi sull'utilità di questo limite in questa fase.

Dopo un lungo braccio di ferro, la proposta della Conferenza delle Regioni sarebbe stata accettata: in zona bianca - e presto quasi tutta l'Italia sarà nella fascia di minor rischio - via alle tavolate libere all'aperto, mentre al chiuso sono consentiti massimo 6 commensali, che possono essere anche di più se appartengono a due nuclei familiari. In maggioranza la discussione sul numero delle persone a cena allo stesso tavolo nei ristoranti al chiuso è andata avanti a lungo e non ci sono certezze fino all'ordinanza di oggi, perché fino a tardi ieri è continuato il pressing dei governatori affinché il limite consentito fosse fissato a 8. Il 21 giugno, comunque, quando verrà abolito il coprifuoco, questa misura potrà essere rivista. Le aree gialle dovranno invece pazientare, il limite di 4 persone a tavolo rimane, nonostante il presidente della Conferenza delle Regioni, Massimiliano Fedriga, abbia insistito per abolire anche qui i limiti all'aperto, impegnandosi a coinvolgere il tavolo tecnico nazionale. A chiedere il superamento del tetto delle 4 persone non conviventi sedute vicine era stato in più occasioni anche il sottosegretario alla Salute, Pier Paolo Sileri, convinto che già dai primi di luglio, quando dovremmo avere oltre 30 milioni di persone vaccinate con la prima dose, si potrà togliere anche questo paletto. «Continuano le scelte di buon senso del governo Draghi. I cittadini avrebbero fatto fatica a comprendere un'interpretazione ulteriormente restrittiva che sembrava non tenere conto della situazione attuale, dove la campagna vaccinale sta proseguendo spedita», il commento dell'altro sottosegretario, Andrea Costa.

Il governatore della Liguria, Giovanni Toti, è sempre stato tra i più battaglieri, non solo sul limite dei quattro posti a tavola, ma anche sulle altre restrizioni ancora in vigore: «Un'assurdità! I numeri della pandemia calano in tutto il Paese, si svuotano gli ospedali: ogni limitazione delle libertà adesso è fuori luogo e priva di fondamenti scientifici. Usciamo dalla narrazione dell'emergenza ed entriamo in quella della ripartenza». Sulla stessa lunghezza d'onda il presidente del Veneto, Luca Zaia.

Se il tema è oggetto di scontro politico, dal punto di vista scientifico ha ancora senso porre dei limiti al numero di persone seduto allo stesso tavolo? Per gli epidemiologi la questione non può non tenere conto dello stato vaccinale di chi siede al ristorante. «È diverso avere una tavolata di 10 vaccinati rispetto ad una di persone non vaccinate», commenta Massimo Galli, direttore della clinica di Malattie Infettive dell'ospedale Sacco di Milano. La stessa riflessione la fa Pier Luigi Lopalco, che in questa fase della pandemia, con una bassa circolazione virale e una quota sempre maggiore di popolazione immunizzata, apre alla possibilità di superare il numero di 4. Di discussione «surreale» parla Roberto Burioni. Dal punto di vista sanitario, per il virologo, conta solo se chi si siede a tavola è vaccinato o non lo è.

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