Riad si finge "liberal" per mascherare i suoi orrori

Più libertà ai cristiani, meno veli alle donnne: ma l'operazione simpatia saudita è un trucco

Riad si finge "liberal" per mascherare i suoi orrori

Una gigantesca operazione simpatia. Un'operazione di purissima cosmesi - tanta forma, poca sostanza - quella che sta attuando l'Arabia Saudita in questi giorni. Il principe Mohammad Bin Salman è inciampato in modo disastroso nella vicenda Khashoggi, il giornalista saudita e firma internazionale di fatto macellato nel consolato Saud a Istanbul. La reazione della politica e dei media internazionali ha scoperchiato un bel po' di altarini riguardo al ruolo internazionale dei sauditi. Quella che si presentava, a prezzo di immense campagne stampa e della forza dei petroldollari, come una monarchia progressista e illuminata si è mostrata per quello che era: un regime brutale, all'interno e all'esterno. Feroce con gli oppositori, e in grado di portare avanti una terribile guerra contro il povero Yemen.

Ai fatti che rischiavano di strangolarlo Bin Salman ha replicato, appunto, con una perfetta operazione simpatia. Al disastro yemenita - che tra l'altro rende manifesto il traffico di armi internazionale nel quale l'Occidente non è immacolato - i sauditi hanno risposto accondiscendendo a uno scambio di prigionieri senza precedenti con i ribelli Houthi, appoggiati dall'Iran 15 mila persone. Un alleggerimento momentaneo della tensione nell'area, ma le bombe continueranno, stiamone sicuri. All'idea di regime repressivo Riad cerca di rimediare con la concessione di alcune libertà religiose: qualche giorno fa è stata celebrata la prima messa cristiano-copta. In Arabia Saudita ci sono quasi due milioni di cattolici che fino a ieri non potevano professare il loro credo, costretti a nascondersi come nelle catacombe. Ora sarà più o meno lo stesso, ma con qualche messa copta in più.

La ciliegina sulla torta è l'abolizione dell'obbligo del velo per le donne, a completare l'immagine «liberal» dei Saud. E il tutto è stato suggellato dalla photo opportunity al g20 di Buenos Aires insieme ai potenti della terra. Perfetta operazione simpatia, certificata anche da Donald Trump, che in un'intervista alla Reuters, ha ribadito il proprio sostegno a Mohammed bin Salman. Molti segnali, dunque, fanno pensare che la questione saudita vada verso una normalizzazione. E che l'asse Russia, Usa, Israele abbia promosso Bin Salman che è superfashion in pubblico quanto necessario in privato.

Ma è davvero così? Ovviamente no.

Un indicatore della questione è l'uscita dall'Opec del Qatar. L'organizzazione internazionale dei paesi produttori di petrolio è stata per un lungo periodo uno degli assi attorno ai quali ha ruotato la politica mondiale. Ora, per vari motivi, è in ribasso. L'uscita del Qatar dall'organizzazione di qualche giorno fa - sebbene i dirigenti di Doha abbiano diplomaticamente attribuito la propria decisione alla volontà di concentrarsi sul loro core business, la produzione di gas - nasconde la poca tolleranza nei confronti dei Sauditi, che pretendono di dettare legge dopo che hanno isolato il Qatar da quasi due anni con un embargo di cui non si vede fine. Come ha ricordato al Manifesto l'analista Mouin Rabbani: «Il Qatar si è dimostrato un gigante in politica estera e sulla scena economica mondiale grazie alle sue enormi riserve di gas, e gli Emirati, che pure sono alleati di Riad, da un po' vogliono far sentire la loro voce e contare di più dal punto di vista politico, militare e diplomatico».

Un altro indicatore della crisi saudita riguarda la costruzione di una «Nato araba», molto desiderata dagli Usa, che vorrebbero allontanarsi militarmente da un Medio Oriente che ha creato, nei decenni, un mare di problemi e accuse. Recentemente si sono svolte in Egitto le esercitazioni Arab Shield 1, con la presenza di Arabia Saudita, Emirati, Kuwait, Giordania e Bahrain. Unico assente il Qatar. Ma è molto difficile che l'operazione «Nato araba» possa andare in porto senza il Qatar, che ospita il comando centrale delle forze armate Usa nel Golfo. Un motivo in più per risolvere la questione qatariota, togliendo una modica quantità di leadership ai sauditi. Non bastano le operazioni simpatia per contare come prima.

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