Le riaperture agitano il governo. Ora è scontro sulle discoteche

Salvini attacca Draghi e Speranza: "Ci dicano perché sono chiuse". Locatelli: "Privilegiate realtà meno rischiose"

Le riaperture agitano il governo. Ora è scontro sulle discoteche

È scontro sulla riapertura delle discoteche e Matteo Salvini su questo fronte non balla da solo. Il leader della Lega e il ministro dello Sviluppo Economico, Giancarlo Giorgetti, protagonisti di un aspro scontro di potere interno al movimento almeno su una questione sono d'accordo: discoteche e sale da ballo devono riaprire. Favorevole anche Forza Italia. Mariastella Gelmini, ministro per gli Affari regionali, promette di battersi per farle riaprire al più presto. Il ministro Giorgetti (nella foto) per il suo appello lanciato davanti alla platea riunita per l'assemblea annuale di Confcommercio usa toni molto istituzionali. «Chiedo di rivalutare la riapertura delle discoteche, non per il significato economico, che è importante, ma per il significato simbolico -dice il ministro- C'è un diritto al lavoro per migliaia di lavoratori che il governo non è in grado di garantire e se non puoi garantirlo è sempre una sconfitta».

Molto più duri i toni del leader che guarda all'esempio del Portogallo, da domani aperto senza limitazioni. «Tutta Europa sta vaccinando e riaprendo dice Salvini L'Italia è uno dei paesi più vaccinati d'Europa ma qualcuno si ostina a limitare le riaperture. Se tu chiedi il green pass devi riaprire tutto in piena capienza».

Salvini chiama in causa il premier ed il ministro della Salute. «Vorrei capire da Speranza e da Draghi perché no alle discoteche visto che ormai tutti i luoghi sono riaperti».

Ma al momento il parere del Comitato Tecnico Scientifico non contempla la riapertura. Il ragionamento è sempre lo stesso: non è possibile paragonare una discoteca ad un museo e neppure ad uno stadio: il livello di promiscuità in una discoteca è superiore.

A tutte le polemiche risponde Franco Locatelli (nella foto) coordinatore del Cts. «Il principio che ha guidato tutte le riaperture è stato quello della gradualità, privilegiando le situazioni sociali, di divertimento e di intrattenimento culturale connotate da un minor profilo di rischio. -spiega Locatelli- Questa è anche la ragione per cui negli stadi si è andati al 75% invece che al 100%. La questione delle discoteche la valuteremo quando verrà posta».

Il professore poi per la prima volta dall'inizio della pandemia si toglie qualche sassolino dalla scarpa. Non fa nomi certo ma è evidente che oggetto delle sue critiche è quell'ampio parterre di «esperti» e anche di politici che ogni giorno distribuiscono «verità» sull'andamento della pandemia su tutti i media finendo però per creare molta confusione. «La comunicazione in situazione emergenziale pandemica è qualcosa su cui andrà aperta una riflessione. Si è parlato di infodemia: io dico che qualcuno è diventato preda di incontinenza mediatica attacca Locatelli -.

Uso un termine volutamente provocatorio perché va evitato di utilizzare situazioni come queste per visibilità personale, dovendosi, invece, privilegiare sia la responsabilità nella comunicazione, sia tutto quello che pertiene a strategie di interesse globale e nazionale».

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