Ricchi a loro insaputa

L'ultima invenzione del premier: i pensionati con 1.800 euro al mese sono dei Paperoni. Da spennare

Ricchi a loro insaputa

In Italia quando si tratta di pagare le tasse si è tutti, improvvisamente, ricchi. Cerchiamo almeno di non confondere i ricchi con la classe media. Che per di più, in Italia, è diventata medio-bassa.

Grazie a questo equivoco abbiamo deciso di tassare le prime case. Grazie a questo pregiudizio abbiamo innalzato (governo Renzi) le tasse sulle rendite finanziarie e i bolli sui conti correnti. Grazie a questo tic mentale abbiamo distrutto il comparto cantieristico-navale. Siamo tutti ricchi e dunque tassabili. Il non detto è che le tasse sono belle se a pagarle sono solo i ricchi. E dunque todos caballeros, o meglio todos milionares. Ecco una sintesi della fiera delle vacuità politiche.

Almeno i comunisti erano avversari a volto scoperto: con i loro manifesti che raffiguravano lo yacht e lo slogan secondo il quale anche i ricchi devono piangere. Sempre questa parola in bocca. La ricchezza è disgustosa e non è mai legata al merito. Ma il paradosso è che con il tempo la ricchezza è diventata poco più che povertà. E però occorre mantenere la categoria ideale: la ricchezza. Che sarebbe iniqua e dunque giustificazione ideale, per chi ci governa, per perpetrare ogni tipo di sopraffazione fiscale.

Sulla questione delle pensioni siamo arrivati al paradosso. Il governo Renzi non sa come uscire dal pasticcio che l'esecutivo Monti e la Corte costituzionale hanno combinato. Ognuno può pensarla come gli pare, sulla vicenda. Ma su una cosa si dovrebbe concordare. È un mostro dialettico far passare per ricco un pensionato che si porta a casa 1.800 euro al mese. Per di più tassate, come se fossero un reddito da lavoro. Costoro, cari governi, non sono ricchi. È la classe media, è la vecchia borghesia, che si è ritirata dal mondo del lavoro e oggi sopravvive come può. Il suo vero patrimonio in genere è la casa. Che oggi, anche se prima, è martoriata proprio in ossequio allo stramaledetto principio che si è ricchi se si possiede un quartierino. E poi si è ricchi se si gode di una pensione sotto i duemila euro.

Ma di che cosa stiamo parlando? Luigi Einaudi, che tutti citano senza aver letto, ci ricordava come è massimamente iniquo tassare due volte il risparmio, essendo esso frutto di un reddito da lavoro già pesantemente percosso dai tributi personali. E oggi scopriamo che un settantenne che non lavora più si deve sentire ricco per il solo fatto di avere un appartamento e una pensione. Diteglielo in faccia almeno. Non abbiamo un euro, lo Stato del benessere è finito, e tu dovrai diventare ancora più povero. C'è chi sta peggio di te e lo devi raggiungere in fretta. Come si chiama questo abito mentale? Ve lo diciamo noi: socialismo reale.

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