La ricetta di Confcommercio. "Meno imposte e più semplificazione"

Sangalli apre al "Patto per l'Italia" lanciato dal premier. No alla Cgil sul salario minimo: "I contratti un formidabile strumento di tutela"

La ricetta di Confcommercio. "Meno imposte e più semplificazione"

«Siamo pienamente d'accordo con il presidente Mario Draghi: no a nuove tasse, perché in questa stagione lo Stato deve dare e non prendere». Il presidente di Confcommercio, Carlo sangalli, intervenendo all'assemblea annuale della confederazione, ha ufficialmente appoggiato la linea pro-imprese del governo, aprendo al Patto per l'Italia. «Abbiamo bisogno di meno imposte e di imposte più semplici», ha sottolineato aggiungendo che «il principio generale è che le imposte che funzionano sono poco voraci, hanno basse aliquote e ampie basi imponibili, per non deprimere le scelte di consumo, risparmio e investimento».

Le idee sulla riforma fiscale sono chiarissime. «Al di sopra delle soglie previste per l'applicazione della cosiddetta flat tax, andrebbe reintrodotta l'Iri», ha detto facendo riferimento all'aliquota fissa del 24% per gli utili destinati a patrimonio, abrogata dalla legge di Bilancio 2019. E, dopo aver definito «maturi» i tempi per il superamento dell'Irap, Sangalli ha piazzato una stoccata all'ala sinistra della maggioranza. «Non è il tempo di pensare a qualche forma di patrimoniale, che sarebbe fuori contesto, a partire dalla revisione del catasto», ha detto.

Altrettanta enfasi è stata posta sul tema delle relazioni con il sindacato. «Serve un deciso passo in avanti, ma lo dico subito: la soluzione non è il salario minimo per legge», ha spiegato il presidente di Confcommercio, evidenziando come la settimana scorsa il suo omologo di Confindustria che «la soluzione è il contratto collettivo nazionale intendiamoci: quello stipulato da parti realmente rappresentative che garantisce retribuzioni adeguate e un moderno sistema di welfare sanitario e previdenziale». Insomma, una netta chiusura alle intemerate della Cgil, fiancheggiata da Pd, M5s e Leu su questa proposta che aumenterebbe il costo del lavoro. «I contratti restano un formidabile strumento di tutela e di promozione, non solo del lavoro, ma in generale delle persone e delle loro competenze», ha tagliato corto rimarcandone «l'orizzonte di una buona flessibilità governata e contrattata».

Anche il tema del welfare (ammortizzatori sociali e politiche attive) Sangalli non ha cercato di compiacere il ministro del Lavoro, Andrea Orlando, né l'ala pentastellata dell'attuale maggioranza. «Cura e rafforzamento delle competenze sono determinanti al pari della qualità di un servizio per l'impiego fondato sulla collaborazione di pubblico e privato», ha sottolineato precisando che «sono principi ampiamente condivisi: vanno rapidamente messi a terra e ne va fatto tesoro anche ai fini di una necessaria riforma del reddito di cittadinanza». Idem per la riforma degli ammortizzatori sociali: «Chi più li utilizza, più vi contribuisce», ha detto chiudendo alle ipotesi di un inasprimento generalizzato delle aliquote contributive.

Applausi della platea al ministro dello Sviluppo economico, Giancarlo Giorgetti che nel corso del suo intervento, ha ripetuto il mantra draghiano in tema di Nadef. «Dobbiamo concentrare questi interventi su tutto ciò che produce crescita; l'obiettivo del Governo è la crescita».

Molto soddisfatta anche la capogruppo dei senatori di Forza Italia, Anna Maria Bernini. «Relazione pienamente condivisibile perché dà utili indicazioni per consolidare la ripresa economica e tutelare le imprese incentivando la domanda: niente patrimoniali, superamento del reddito di cittadinanza, riforma degli ammortizzatori sociali e no al salario minimo per legge fanno parte dello stesso pacchetto di proposte che Forza Italia sostiene in coerenza con la sua impostazione liberale», ha dichiarato ricordando che «il mondo del commercio è una componente fondamentale per la ripartenza dell'Azienda Italia e può contare da sempre sul nostro sostegno».

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