Il rifiuto di Dzyuba e la Siberia sportiva

Il rifiuto di Dzyuba e la Siberia sportiva

Artem Dzyuba si è chiamato fuori. L'ex capitano della nazionale russa di football ha capito che non è il momento di presentarsi con i suoi compagni al raduno previsto per il prossimo fine settimana. La Russia è stata squalificata dalla Fifa, non andrà ai mondiali ma Dzyuba che non aveva partecipato alle ultime sette partite della nazionale ha informato il cittì russo, Valeri Karpin, di avere altro per la testa, lui è fedele alla madre Russia ma ha troppi parenti e affini che vivono in Ucraina, dunque meglio farsi da parte ma in modo clandestino, lasciando alla federcalcio di Mosca l'annuncio e la spiegazione. Dzyuba è un tipo particolare. Due anni fa venne sospeso per avere pubblicato un video volgare nel quale mostrava platealmente la propria eccitazione osservando un filmato della sua ex. Un paio di colleghi ucraini gli hanno spedito, via social, messaggi pesantissimi. Vitalij Mikolenko, difensore dell'Everton, su Instagram: «Mentre tu, bastardo Dzyuba, taci assieme ai tuoi fottuti compagni di squadra, i civili vengono uccisi in Ucraina. Tu e i tuoi figli sarete costretti a restare nascosti in un buco per il resto della vostra vita. E sono davvero felice che nessuno ve lo perdonerà mai, bastardi». Andrij Jarmolenko, centrocampista del West Ham, gli ha suggerito di «mostrare le palle nella vita reale dopo averlo fatto davanti a una telecamera». È un momento assai delicato per gli uomini di sport e affini. Daniil Medvedev, numero uno del tennis mondiale, ha detto di volere la pace nel mondo, non è andato a rete, non si è sbilanciato rischiando uno smash da Mosca. Si viaggia border line, anche se il governo inglese ha accerchiato Roman Abramovich accusandolo di corruzione e truffa nei confronti del governo russo, per l'acquisto e la rivendita della compagnia petrolifera Sibneft. Tira aria di Siberia, lo sport è un megafono esclusivo in un momento in cui la comunicazione politica viaggia tra diplomazia e minacce. La Russia fuori da tutte le discipline è sull'orlo di una rivoluzione interna, non soltanto nei campi di calcio. «Unione eterna di popoli fratelli», dice l'inno russo. È dunque doveroso il silenzio.

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