Risparmiateci le quote rosa alle Olimpiadi

Quando il comitato olimpico ha comunicato quel numero abbiamo avuto l'esatta misura dei danni che il politicamente corretto sta provocando

Risparmiateci le quote rosa alle Olimpiadi

Quando il comitato olimpico ha comunicato quel numero abbiamo avuto l'esatta misura dei danni che il politicamente corretto sta provocando. «Quarantanove», ha reso noto il Cio nel giorno della donna, quarantanove nel senso di percentuale, nel senso di 49 donne e 51 uomini ogni cento atleti presenti a Tokyo la prossima estate, quarantanove nel senso di parità di genere finalmente raggiunta nella partecipazione ai Giochi. Sempre che l'Olimpiade, già rinviata causa pandemia, non venga per allora definitamente archiviata. Danni del politicamente corretto perché la parità di genere è sacrosanto traguardo da raggiungere nella vita di tutti i giorni in modo naturale e non a suon di quote più o meno maldestramente imposte ma diventa addirittura un nonsense se imposta in campo sportivo dove la meritocrazia della prestazione, figlia della dedizione e del talento, offre ogni giorno l'esatto contrario della discriminazione. Una meritocrazia naturale racchiusa nel gesto che non distingue fra uomini e donne. Non a caso il doping viene combattuto proprio perché va a incidere profondamente sull'essenza del gesto sportivo, minando la meritocrazia del risultato.

Un conto sono dunque i nobili principi e le belle parole pronunciate dal numero uno del Cio, Thomas Bach, quando dice che «a soli quattro mesi dai Giochi, il movimento olimpico si sta preparando per una nuova pietra miliare nei suoi sforzi per creare un mondo sportivo a parità di genere con i primi Giochi olimpici equilibrati della storia»; e un conto sono i fatti. E i fatti dicono che nel mondo sportivo la parità di genere è impossibile in quanto non ce n'è bisogno proprio perché la meritocrazia della prestazione è trasversale ai generi che restano necessariamente diversi e separati ma non discriminati. Tanto più che la presenza di uomini e donne ai Giochi dipende in gran parte da chi si qualifica e chi no, si pensi alle selezioni nazionali, decine e decine di atleti o atlete che a seconda dell'ottenimento o meno del pass olimpico potranno esserci o non esserci. Certo, resta una discriminazione a livello di audience, e il Cio si è impegnato «a un programma di gare innovativo» che garantisca pari visibilità tra gli eventi femminili e maschili e con nove eventi in più rispetto a Rio 2016». Ma poi la gente guarderà ciò che preferisce. Le gare di beach volley femminile sono da sempre fra le più seguite. E purtroppo non è parità di genere.