Rispunta la Bindi come arma anti Cav

La tentazione di contrapporla a Berlusconi nei primi scrutini

Rispunta la Bindi come arma anti Cav

Bruciare Rosy Bindi (nel tondo) pur di provare a compattare il «campo largo» di Enrico Letta, Giuseppe Conte e Roberto Speranza: è questa l'ultima suggestione del centrosinistra in vista del giro di boa per il Quirinale. In settimana è prevista una nuova riunione tra Pd, M5s e Leu. Una fonte grillina rivela al Giornale quali siano le intenzioni della coalizione: «Da quello che ho capito, visti gli sviluppi del centrodestra, individueremo un nome da contrapporre nelle prime tre votazioni». Pur di partire per l'ennesima crociata contro Silvio Berlusconi, insomma, la sinistra pensa di sfoderare una figura di bandiera. La stessa che sarebbe destinata a sgretolarsi contro la realtà numerica. La conferma arriva dall'onorevole dem Martina Nardi: «Sì, potrebbe essere la Bindi. Anche per il valore simbolico che una candidatura di quel tipo assumerebbe contro Berlusconi». L'Aventino - la tattica che il segretario del Pd aveva ventilato qualche giorno fa - non risulta condivisa da larga parte dei grandi elettori del centrosinistra. Letta ne ha preso atto, mentre è emersa la necessità di una mossa alternativa.

Nel frattempo, in Toscana hanno fatto di tutto per mostrare le carte. Lo scorso 14 gennaio, presso la provincia di Arezzo, è andato in scena un convegno organizzato dalle Acli: un'iniziativa cucita su misura per l'ex ministro della Sanità. Il titolo? «L'uomo delle regole. Sergio Mattarella e la terza fase della Repubblica». Rosy Bindi - ovviamente - come ospite d'onore di un evento dai toni istituzionali. Alcune voci di corridoio, inoltre, raccontano di una vera e propria mobilitazione generale: è stata segnalata l'apertura di comitati territoriali in sostegno dell'ascesa al Colle dell'ex democristiana. «Non ho nulla da dire - annota l'onorevole Erica Mazzetti, esponente toscana di Forza Italia - sulla mobilitazione delle amiche per Rosy Bindi, se così possiamo chiamarla. Non si può dire che sia meno politicizzata e divisiva», aggiunge. «Divisivo» è l'aggettivo scelto dal Pd per etichettare qualsivoglia iniziativa per il Colle provenga dal centrodestra, mentre il centrosinistra, tra dichiarazioni ed atteggiamenti, continua a millantare un inesistente «diritto di precedenza». Il fine è uno solo: provare ad indicare di nuovo il capo dello Stato.

Sinalunga, il comune d'origine della donna politica che ha ricoperto anche l'incarico di ministro per le Politiche della famiglia (una cittadina in cui abitano meno di quindicimila anime), è la fonte originaria delle ambizioni: è soprattutto nel senese che stanno provando a costruire le basi per una candidatura che, in caso, si rivelerebbe soltanto rappresentativa. La Mazzetti aggiunge: «Si mobilitino ma si mettano l'anima in pace: dopo anni di presidenti di sinistra, il centrodestra deve esprimere un candidato. Perché ha i numeri nel Paese e in Parlamento». Nel Pd, però, sembrano aver dimenticato il pallottoliere in qualche scantinato: su Rosy Bindi potrebbero convergere tutte le anime del «campo largo» e tanto basta a rendere l'ipotesi spendibile. Non importa che l'esito - una sconfitta - sia già scritto.

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