Per il Ristori Gualtieri fa cassa con il fallimento dei decreti

Ieri notte il Cdm. Aiuti alle nuove zone rosse finanziati grazie a chi non ha usufruito degli aiuti per il covid

Per il Ristori Gualtieri fa cassa con il fallimento dei decreti

Il governo pagherà il ristori ter, con le entrate extra registrate negli ultimi mesi. Liquidità offerta di contribuenti volonterosi (il ministro dell'Economia Roberto Gualtieri ha annunciato che manderà «lettere encomio» a chi ha pagato entro i termini). Oppure, verosimilmente, versamenti fatti nei tempi regolari da chi non se l'è sentita di affrontare procedure non semplicissime, per spostare di poche settimane un versamento.

«Sembrano i carri armati di Mussolini», ironizza Enrico Zanetti, ex viceministro all'Economia e commercialista. «Anche i precedenti decreti ristori sono stati finanziati con i risparmi. Che sono in realtà la prova definitiva di quanto poco fluidi siano state le misure per l'emergenza covid. Continuano a vivere come un successo un dato, quello delle somme non spese, che è invece l'indice di un fallimento». Per Zanetti alla base c'è «l'incapacità» a calibrare bene gli strumenti per superare la crisi economica.

Facile però anche ipotizzare una manina intenta a rendere complesse misure di sostegno all'economia proprio per limitare il loro tiraggio e mettere a bilancio successivamente i «risparmi».

L'obiettivo dell'esecutivo è comunque rimanere dentro i limiti del deficit di quest'anno al 10,4% previsto dal Documento programmatico di bilancio (abbiamo gli occhi dell'Ue puntati addosso, anche per il ritardo nella presentazione del piano nazionale per il Recovery fund.)

Viste le nuove stime (non si capisce bene se per la maggiore crescita o per maggiori entrate, come ha messo in rilievo giorni fa il servizio Bilancio del senato) il governo ha a disposizione altri sei miliardi di euro.

Il consiglio dei ministri di ieri, slittato dalla tarda serata alla notte, è stato convocato per varare la richiesta di autorizzazione allo scostamento bilancio per 8 miliardi di euro. Ma anche per anticipare alcune misure dei prossimi decreti ristori. In mattinata Gualtieri aveva annunciato un nuovo credito di imposta sugli affitti e il rinvio delle scadenze fiscali, «così in automatico tutte le nuove regioni che dopo il decreto precedente sui ristori sono salite di fascia e le categorie coinvolte saranno automaticamente pagate».

Successivamente il viceministro Antonio Misiani ha precisato che il rinvio sarà contenuto nel decreto ristori «quater», che arriverà solo quando il Parlamento avrà approvato lo scostamento di bilancio (il 26 novembre alla Camera). Resta per ora solo il Ristori ter da due miliardi che dovrebbe rafforzare le risorse a fondo perduto per le regioni. Dietro le incertezze sul rinvio delle scadenze fiscali c'è uno scontro interno alla maggioranza. Italia Viva ha proposto il rinvio delle scadenze fiscali di novembre e dicembre, rottamazione ter e saldo e stralcio. Leu, partito al quale appartiene il sottosegretario all'Econmia Cecilia Guerra, ha chiesto di limitare il perimetro dei benefici.

Il rinvio delle scadenze fiscali vero e proprio, che arriverà a fine mese, dovrebbe riguardare acconti Irpef, Irap e Ires di fine novembre, i contributi previdenziali e le ritenute fiscali dei dipendenti di metà dicembre e l'acconto Iva del 27 dicembre, le rate della rottamazione ter e del saldo e stralcio, che altrimenti ripartirebbero il 10 dicembre. Lo stop dovrebbe riguardare le imprese fino a 50 milioni di fatturato con perdite di almeno il 33 per cento.

Il calcolo delle perdite dovrebbe essere basato sul confronto fra il primo semestre 2020 e lo stesso periodo del 2019 per le scadenze di novembre e su novembre 2020, rapportato allo stesso mese dell'anno scorso, per i versamenti di dicembre.

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