"È un altro tassello del Sistema Pavia che si sgretola", rivela al Giornale una fonte giudiziaria che ha seguito le vicende processuali dell'ex assessore leghista Massimo Adriatici, condannato ieri a 12 anni in abbreviato per l'assassinio a piazza Meardi del marocchino Younes El Boussettaoui dopo una specie di litigio al bar Ligure di Voghera il 20 luglio del 2021.
Durante la gestione della Procura da parte dell'ex procuratore Mario Venditti - sporcato dai cascami del caso Garlasco per l'archiviazione "sospetta" di Andrea Sempio dalle indagini per l'omicidio di Chiara Poggi - qualcuno aveva storto il naso quando era stato contestato ad Adriatici il classico "eccesso colposo di legittima difesa". Quando con un'ordinanza la giudice Valentina Nevoso aveva chiesto alla Procura di riqualificare l'imputazione in omicidio doloso, il quasi contestuale arrivo in procura di Fabio Napoleone (colui che ha scoperchiato il verminaio Pavia e che si è autoassegnato il fascicolo) ha determinato il cambio di strategia e la contestazione da ergastolo: omicidio volontario aggravato.
Sappiamo che Venditti e Adriatici si conoscevano e si frequentavano. Uscirono anche alcuni messaggini scambiati tra il procuratore e l'ex poliziotto e avvocato assessore alla Sicurezza di Voghera. Una frequentazione legittima in tempi non sospetti ("Se è ancora in zona può passare da me?", chiedeva Venditti; "Termino l'udienza e salgo da lei!", rispondeva Adriatici) che in qualche caso sarebbe tracimata in favori al limite della legalità, come la richiesta di revocare il ritiro della patente a un medico indicato all'ex assessore leghista dallo stesso Venditti.
In pochi ricordano che i legali dell'egiziano Debora Piazza e Marco Romagnoli (gli stessi che assistono i familiari di Abderraim Mansouri, il pusher marocchino ucciso a Rogoredo dall'assistente capo Carmelo Cinturrino, indagato per omicidio volontario) avevano evidenziato invano la potenziale incompatibilità di Venditti, colpevole ai loro occhi persino di aver partecipato a un convegno a Legnano di Carolina Toia, candidata sindaco per la Lega, partito difeso dallo stesso legale del pm passato a dirigere il Casinò di Campione d'Italia, ovvero Domenico Aiello.
Per ridimensionare la posizione di Adriatici, il magistrato che ha già detto di voler votare Sì al referendum sulla separazione delle carriere aveva invocato la legittima difesa, e si era rifiutato di ricevere i legali della vittima. Anche l'autopsia, ricorda la fonte che si è occupata delle indagini, venne disposta in fretta e furia senza avvisare i difensori dell'egiziano. Solo coincidenze o c'è dell'altro?