Rivelò gli insulti al Cav del giudice Esposito: il tribunale la assolve

La donna querelata dalla toga che condannò Berlusconi. La sentenza: non si è inventata nulla

Rivelò gli insulti al Cav del giudice Esposito: il tribunale la assolve

«Berlusconi mi sta proprio sulle palle». «Se mi capita a tiro lo faccio nero». A oltre otto anni dalla sentenza della Cassazione presieduta dal giudice Antonio Esposito che condannava Silvio Berlusconi per frode fiscale, tornano d'attualità le frasi che un commensale aveva attribuito proprio a Esposito: raccontando come un paio d'anni prima di occuparsi del processo per i diritti tv l'alto magistrato avesse manifestato tutta la sua avversione per il Cavaliere. Sono frasi che Esposito ha sempre negato di avere detto. Ma ora la Corte d'appello di Milano assolve con formula piena dall'accusa di falsa testimonianza una signora che quelle frasi aveva dichiarato, sotto giuramento, di averle sentite con le proprie orecchie. E la convinzione di Berlusconi di essere stato la vittima di una macchinazione giudiziaria portata a compimento da un giudice prevenuto esce inevitabilmente rafforzata da questa sentenza.

L'imputata del processo milanese, scaturito da una delle innumerevoli querele dell'ex giudice Esposito, era una signora napoletana, Sandra Leonetti. Le cui uniche colpe erano avere partecipato insieme a suo marito, una sera del 2011, ad una cena cui era invitato anche Antonio Esposito. Dopo la condanna di Berlusconi il marito della signora, Massimo Castiello, aveva rilasciato una intervista al Giornale in cui descriveva per filo e per segno la serata in cui, alla presenza anche dell'attore Franco Nero, aveva udito il dottor Esposito esprimere tutta la sua avversione contro l'ex premier. Per quella intervista, Esposito aveva fatto causa sia al Giornale che a Castiello. Nell'udienza davanti al tribunale civile di Milano, la signora Leonetti era stata citata a testimoniare per fornire la sua versione su quanto si era detto davvero a cena. E aveva confermato in pieno il racconto del marito: spiegando che a tavola si parlava di cinema, e parlando di un film in cui «un avvocato difendeva un imputato che se la cavava sempre, mio marito ha detto: sì, come Silvio Berlusconi che se la cava sempre. Il giudice Esposito si è agganciato e ha detto Mi sta proprio sulle palle. Io ho sentito questa frase certamente, potrebbero averla sentita anche gli altri commensali ma non è detto perché il tavolo è grande». E ancora: «Il dottor Esposito, rivolgendosi a mio marito con la voce più bassa e quindi bypassandomi ha detto se mi capita a tiro lo faccio nero. Credo insomma che il senso fosse quello».

Per avere reso quella testimonianza, la Leonetti viene querelata a sua volta dall'implacabile Esposito. E il 18 gennaio 2019 viene condannata a un anno e quattro mesi di carcere. Secondo il tribunale di Milano, Esposito non può avere detto quelle frasi: non solo perché gli altri commensali non le hanno sentite ma anche perché lui le nega: ed «è persona particolarmente credibile in ragione del ruolo di magistrato svolto per ben quarant'anni» ed è «inverosimile che in una cena formale, con imprudenza inspiegabile e insensata, abbia pronunciato frasi di quel tenore».

Ma ieri la Corte d'appello di Milano ribalta la sentenza che condannava la Leonetti, assistita dall'avvocato Giorgio Cozzolino. Per i giudici «il fatto non sussiste», la signora insomma non si è inventata niente. E Esposito dovrà rinunciare a 15mila euro di risarcimento.

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