La rivolta dei ristoratori contro i divieti infiniti. "Apriamo con più regole"

Sono 60mila in tutta Italia: da domani cena fino alle 21.45. "È la disobbedienza gentile"

La protesta dei ristoratori milanesi all'Arco della Pace. (Fotogramma)

Aprire per sopravvivere. Aprire per non richiudere. Decine di migliaia di ristoratori annunciano di voler aderire a #Ioapro1501, dove i numeri stanno a indicare una data: domani, 15 gennaio. I loro locali non rispetteranno gli orari di chiusura imposti dal dpcm. Non abbasseranno le serrande alle 18, come previsto dal provvedimento, ma rispetteranno il coprifuoco delle 22, consentendo ai clienti di cenare all'interno entro le 21.45.

Una «disobbedienza gentile», la chiamano, partita da un tam tam sul web da piccoli imprenditori che ricordano di essere costretti a violare le norme per «uno stato di necessità». Non sarà una violazione una tantum, l'idea è di continuare anche nei giorni successivi.

«Non spengo più la mia insegna, io apro si legge non uno dei primi appelli partiti dalla Sardegna - La nostra è una protesta pacifica volta a dimostrare il nostro senso di responsabilità e la nostra capacità di rispettare e far rispettare le regole di prevenzione del Covid-19». Migliaia di adesioni da tutta Italia, dalla Lombardia, Emilia Romagna, Marche e Toscana. A prescindere dalla fascia di rischio, l'intenzione è di aprire anche nelle regioni arancioni. Difficile prevedere quanti effettivamente poi sfideranno le norme: «Apriamo per la sopravvivenza - sono i messaggi diffusi dall'organizzazione su Facebook - le chiusure non hanno risolto problema sanitario, non siamo noi che abbiamo danneggiato il Paese, siamo quelli che hanno subito i danni peggiori e siamo in uno stato di necessità. Apriamo una volta per tutte».

Il gruppo offre assistenza legale per aiutare i ristoratori, ma anche i titolari di palestre e di tutte le attività che decideranno di restare aperte, ad affrontare multe e sanzioni: «Si rischiano 280 euro, ma tutti insieme faremo ricorso con i nostri avvocati di fiducia che stanno seguendo l'iniziativa. C'è già un precedente di un esercente che era stato multato, ma aveva deciso di tenere aperto per la necessità di pagare l'affitto».

I promotori ricordano che verranno applicate tutte le norme anti Covid nel servire i clienti che si recheranno nei locali: «Noi rispetteremo tutte le prescrizioni, non siamo negazionisti e ci teniamo a dirlo - ribadiscono dai social i promotori - Riapriamo per sconfessare il rischio di chiusura totale e così abbiamo stabilito un piccolo vademecum di regole a cui attenersi: distanza tra i tavoli doppia rispetto a quanto stabilito dalla legge, osservanza rigida delle norme anti Covid-19, conti al tavolo entro le 21,45 e, per i primi tre giorni, ai clienti che sceglieranno di supportarci sarà permesso, a fronte di un regolare scontrino, di pagarci con un'offerta libera». Ribadiscono il tratto «gentile» della protesta: no alla violenza, l'iniziativa è «pacifica». E dunque la raccomandazione è di «non creare attriti con le forze dell'ordine. Questa è una disobbedienza gentile, non incivile, se vi verranno a fare il verbale siate disponibili, firmatelo e poi girate la copia ai nostri legali. Ricordate che siete tutelati dalla nostra Costituzione».

Prendono le distanze le associazioni di categoria: «Dalla ragione non si può passare al torto. Siamo vessati, maltrattati e non ristorati - dice Aldo Cursano, vicepresidente della Fipe Confcommercio - ma non si possono violare le regole». In Campania un gruppo di ristoratori ha bloccato ieri mattina un tratto dell'autostrada Napoli-Roma. Il governatore del Veneto Luca Zaia la vede così: «Non staremmo qui a parlare di proteste se ci fossero stati i ristori».

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