Il Nobel anti-Covid

La rivoluzione mRna svolta per i vaccini: premiati Katalin Karikó e Drew Wiessman. "Così riusciremo a curare i tumori". Sui social scoppia la polemica No Vax

Il Nobel anti-Covid
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«Me lo sento, un giorno accenderò la radio e diranno che hai vinto il Nobel». «Magari mamma, ma non ho mai vinto nulla in vita mia, nemmeno una borsa di studio». E invece quel Nobel è arrivato sul serio. La biochimica ungherese Katalin Karikó ha ricevuto il premio più importante per la Medicina insieme all'immunologo americano Drew Weissman. È grazie ai loro vaccini a mRna che siamo usciti dalla pandemia e che abbiamo aperto la strada alle nuove cure oncologiche.

Se la storia dei due scienziati dovesse essere riassunta in un film, la prima scena sarebbe ambientata davanti a una fotocopiatrice Xerox, Pennsylvania, anno 1998. Lei, appena retrocessa ai ranghi più bassi dell'accademia, ha il morale a terra. Lui, alle prese con il vaccino per Hiv, si presenta e parlano del più e del meno. Che per due scienziati come loro è: «Sai, da qualche mese sto lavorando con i filamenti di mRna». «Interessante. Come risolvi il rigetto al vaccino?». Da lì sono cominciati di lavoro «a sottomarino», costellati da errori, fallimenti, «Dai, rifacciamo tutto daccapo». Finché è accaduto.

Il resto è storia. E quella scoperta ci ha permesso di avere un vaccino anti Covid sfornato (apparentemente) in pochi mesi e in grado di salvare 20 milioni di persone in tutto il mondo, di cui 150mila solo in Italia.

Il mondo della medicina esulta: «È la vittoria dell'innovazione sull'oscurantismo» commenta Francesco Vaia, direttore generale della prevenzione del ministero della Salute. «Non c'è mai stata una scoperta così rivoluzionaria e importante, che ha permesso di salvare tantissime vite e di portare tutti noi a una condizione di riapertura totale alla vita grazie a un vaccino. Un vaccino la cui assenza avrebbe sicuramente causato tante, tante perdite umane in più» dichiara Arnaldo Caruso, presidente della Società italiana di virologia. «Mai premio fu più meritato» commenta Walter Ricciardi, docente di Igiene all'università Cattolica di Roma. E come lui festeggiano tutti quelli che nel 2020 hanno iniziato una guerra senza armi, con protocolli confusi, con troppi tentennamenti, con ospedali di colpo intasati e giornate da fantascienza. In quegli scenari apocalittici, il vaccino a mRna era arrivano come una benedizione.

Il Nobel a Katalin Karikó e Drew Weissman suona anche come una rivincita della scienza sull'infondatezza di chi ha cercato in tutti i modi di boicottare il vaccino. La vera follia è che anche ieri, dopo una manciata di minuti dalla notizia del Nobel, sui social il movimento dei no vax si è fatto sentire. Irriducibile. «È solo propaganda politica, uno schiaffo in faccia ai medici che lavorano in scienza e coscienza» sono intervenuti Barbara Balanzoni, radiata dall'Omceo di Venezia per le sue posizioni su vaccini anti-Covid, e Mariano Amici, medico di Ardea (Roma) dalla prima ora contro i vaccini anti-Covid: «Le invenzioni sono neutre, dipende dall'uso che se ne fa, utilizzare la tecnologia mRna per un vaccino per me è una follia. Quindi questo è chiaramente un premio politico per incentivare l'uso e la distribuzione dei vaccini anti-Covid che sono stati già comprati».

Le polemiche sono destinate a restare lettera morta sulle pagine web. Quel che conta è che la tecnologia mRna, accelerata dalle ricerche contro il Covid, stia aprendo la strada alle nuove cure anti cancro. Assieme all'immunoterapia, permetterà di formulare un vaccino oncologico a breve: nel 2024 si concluderà la fase tre della sperimentazione di Moderna e da lì in avanti potrebbero arrivare importanti novità nella lotta ai tumori. «Inizialmente il lavoro di Weissman e Karikò ha consentito lo sviluppo di vaccini a mRna - commenta Pier Francesco Ferrucci, presidente del Network Italiano per la Bioterapia dei Tumori (NIbit) - Ma ora si stanno già studiando altre applicazione, come ad esempio in oncologia. È un segnale di come la ricerca sia stata in grado di sviluppare procedure e tecnologie che consentono un'applicazione in tempi molti rapidi.

Investire in ricerca - continua - significa avere dei ritorni molto rapidi per la salute dei pazienti. Le scoperte dei due scienziati hanno consentito di rendere questa molecola solitamente fragile e molto degradabile in una molecola bersaglio per i vaccini».

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