Palestinesi, la leggenda dell'Unesco

Palestinesi, la leggenda dell'Unesco

Nella seconda metà dell'Ottocento due scrittori che non si conobbero mai, l'americano Mark Twain e l'italiano Edmondo De Amicis (l'autore del libro Cuore) visitarono la Palestina e riferirono quel che avevano visto: una sassaia sterminata e disabitata, con pochi pastori, casematte militari turche che marcavano il territorio di una landa divisa in wilayat (provincie) con minuscole guarnigioni militari, pecore e capre, una terra in cui non viveva né poteva vivere alcun popolo.

A Gerusalemme vivevano ancora molte migliaia di ebrei che non avevano mai abbandonato la loro città che avevano difeso insieme ai musulmani dagli attacchi dei crociati cristiani. I palestinesi come popolo non esistevano. Quelli che arrivarono in seguito vennero da Egitto (Arafat era un ingegnere egiziano) Irak, Siria come braccianti agricoli per lavorare nei kibbutz socialisti ebraici su terreni acquistati da alcuni sceicchi e trasformati in fertili campi.

La leggenda di un antico popolo palestinese è falsa e Mark Twain ed Edmondo De Amicis lo testimoniarono quando a nessuno sarebbe passato per la mente di sostenere che Gerusalemme fosse una città nata con l'Islam.

Ma è ciò che ha sostenuto quell'associazione per delinquere nella Storia che è l'Unesco e dalla quale l'America di Donald Trump e Israele di Benjamin Netanyahu se ne sono andati sbattendo la porta dopo decenni di sopraffazioni, menzogne e ridicoli «premi Nobel per la pace» e grottesche proclamazioni di «patrimoni dell'umanità».

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