Il salto della quaglia di Renzi voltagabbana sui voltagabbana

Nel 2010 attaccò chi cambiava casacca come Dorina Banchi: "Si dovrebbe dimettere". Ma oggi dopo l'altimo passaggio da Forza Italia a Ncd l'ha scelta come sottosegretario

Il salto della quaglia di Renzi voltagabbana sui voltagabbana

Sui voltagabbana Renzi è un voltagabbana. Lo ha ricordato bene Marco Travaglio qualche giorno fa a Otto e mezzo su La7. Come ospite c'è l'onorevole Dorina Bianchi, recordwoman del salto della quaglia. Eletta per la prima volta in Parlamento nel 2001, Dorina è passata dal Ccd all'Udc, quindi nella Margherita e nel Pd per poi tornare nell'Udc prima di approdare al Pdl. Da qui, il trasferimento nell'Ncd di Alfano e la recente promozione a sottosegretario dei Beni culturali. Vero che i Parlamentari non hanno vincoli di mandato ma da noi si esagera spesso nel pendolarismo partitico. Trasformismo, italico vizio.

Il problema è che il malcostume dei traslochi parlamentari era proprio messo alla berlina da quello stesso Renzi che oggi, per convenienza, tace. Cosa diceva l'allora sindaco di Firenze lo si può ascoltare bene su Youtube digitando «Renzi-Binetti-Porta a Porta». È il 2010: ospiti di Bruno Vespa ci sono Paolo Bonaiuti, Matteo Renzi e Paola Binetti. Quest'ultima, eletta nel Pd, ha appena deciso di sbattere la porta e aderire all'Udc assieme a Bianchi, Carra ed altri. I cosiddetti teodem. Ebbene, Matteo Renzi la infilza: «La tua posizione, di Carra e degli altri, è rispettabile ma dovevate avere il coraggio di dimettervi dal Pd e dal Parlamento. Perché non si sta in Parlamento con i voti presi dal Pd per andare contro il Pd». Ganzo. Non solo. Renzi ne fa una questione di principio e perentorio dice: «È ora di finirla con chi viene eletto con qualcuno e poi passa di là. Vale per quelli di là, per la sinistra e per tutti. Se c'è l'astensionismo è anche perché se io prendo e decido di mollare i miei... Mollo i miei, ed è legittimo farlo, per carità; però devo avere anche il coraggio di avere rispetto per chi mi ha votato perché chi mi ha votato non ha cambiato idea». Renzi dixit nel febbraio del 2010. Passa un annetto e giura: «Io non esco dal Pd nemmeno se mi cacciano. Non sono mica uno Scilipoti... Se uno smette di credere in un progetto politico non deve certo essere costretto con una catena a stare in un partito. Ma quando se ne fa deve fare il favore di lasciare anche il seggiolino». Predicava bene, il ragazzo. Salvo poi, per convenienza, calpestare le sue prediche e premiare con posti di governo e sottogoverno la pattuglia di transfughi. Il manuale Renzelli ricompensa Gennaro Migliore, eletto con Sel e poi passato nel Pd: sottosegretario alla Giustizia. Ma anche Enrico Costa, eletto nel Pdl, passato all'Ncd: neo ministro degli Affari regionali; Antonio Gentile, già sottosegretario all'Economia del governo Berlusconi IV, eletto nel Pdl, poi passato con Alfano. Gentile era già stato premiato con un sottosegretariato nell'esecutivo Renzi ma fu costretto a dimettersi per un'inchiesta poi archiviata. Ora è sottosegretario allo Sviluppo economico. Medaglia e seggiola (sottosegretario alla Giustizia) anche alla senatrice alfaniana Federica Chiavaroli.

Insomma, Renzi non soltanto non ha preteso le dimissioni dei tanti voltagabbana ora suoi amici ma li ha pure remunerati con comode poltrone. Le quali servono tutte a tenere in piedi quella a cui tiene di più: la propria.

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