Per salvare il suo leader infanga la Bongiorno "La grillina si dimetta"

La sottosegretaria Macina contro la leghista che difende la vittima di stupro. Cartabia la bacchetta

Per salvare il suo leader infanga la Bongiorno "La grillina si dimetta"

La sottosegretaria grillina che si immola tipo kamikaze, la senatrice-avvocato furente e il ministro della Giustizia costretto a intervenire per richiamare all'ordine la pentastellata cui ha conferito deleghe ministeriali. Altro che «vicenda privata», il mantra di scuderia che da tre giorni ripetono tutti i parlamentari grillini: il caso del video di Grillo in difesa del figlio (e contro la ragazza che ha denunciato di essere stata stuprata) diventa il cuore di un nuovo, politicissimo scontro tra Lega e giallorossi.

La miccia è l'intervista al Corriere della Sera della sottosegretaria alla Giustizia Anna Macina, una grillina al primo giro in Parlamento, nome prima d'ora raramente sfiorato dalle cronache politiche. Macina infila tra la timida presa di distanza dalle affermazioni sessiste di Grillo e lo scontato appello a non strumentalizzare la vicenda, un affondo pazzesco contro Matteo Salvini, ma soprattutto contro Giulia Bongiorno. La sottosegretaria non si limita a sollevare dubbi sul possibile conflitto d'interessi tra la posizione di Giulia Bongiorno di avvocato della ragazza che accusa il figlio di Grillo e di legale di Salvini, arriva addirittura a insinuare che la senatrice della Lega passi informazioni coperte da segreto istruttorio al capo del partito: «Non si capisce -attacca- se Bongiorno parla da difensore (che ha quel video), o da senatrice che passa informazioni al suo capo di partito di cui è anche difensore. Mi ha gelato sentirla dire che porterà il video di Grillo in Tribunale, lasciando intendere che il comportamento del papà ricadrà sul figlio. Cosa vuole fare, il processo alla famiglia? Rabbrividisco». Un sottosegretario alla Giustizia che, senza prove, entra in una vicenda giudiziaria aperta, e delicatissima, a piedi uniti. E lo fa accusando in modo specifico un'avversaria politica, senza alcuna prova, di aver violato norme legali e deontologiche.

Giulia Bongiorno esplode. Definisce le accuse «fantasiose e gravissime», parla di «cultura del sospetto che caratterizza il Movimento Cinque stelle» e ricorda che «da decenni mi occupo di violenza sulle donne». La smentita della senatrice è netta: «Ho assunto questo incarico un anno dopo la denunzia che ha dato vita alle indagini e non ho mai parlato con nessuno di questo procedimento nonostante le numerose e pressanti richieste dei giornalisti», spiega. E reagisce: «Il sottosegretario Macina dovrà rispondere di queste affermazioni farneticanti in sede giudiziaria».

Matteo Salvini si scaglia a testa bassa: «Macina come Grillo: si vergognino per gli attacchi alle donne e si dimettano dai loro incarichi». Subito si accende lo scontro tra la Lega e i 5s che tentano di tenere l'argine a difesa della collega. Ma il fronte si allarga.

Forza Italia e Fratelli d'Italia chiedono l'intervento del ministro Marta Cartabia. Si aggiunge Matteo Renzi che si presenta in aula al Senato per suonare la carica ai suoi contro Anna Macina. «È intollerabile -dice il senatore di Iv Giusepe Cucca- che approfitti del suo ruolo istituzionale per mera piaggeria nei confronti del suo capo, Beppe Grillo»

«Non è entrata affatto nel merito di un procedimento penale in corso», prova a sminuire qualche pentastellato ma, ed è significativo dell'imbarazzo, nessun big si schiera. A sera Marta Cartabia chiama la Macina per chiarire. Il ministro avrebbe usato parole non equivocabili: «Una posizione istituzionale richiede il massimo riserbo sulle vicende giudiziarie aperte». Giù il sipario.

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