Salvini andrà alla sbarra per il caso Open Arms "Così mi fate un favore"

Il Senato dà l'ok al processo per l'ex ministro. Casini con il leghista, una grillina si astiene

«Il verdetto di questa aula lo conosco: oggi si manda a processo Salvini. Ma con questo processo politico mi fate un grande regalo. In quel tribunale ci vado a testa alta e con la schiena dritta, senza chiedere aiutini a nessuno».

È il giorno del primo verdetto per Matteo Salvini, quello parlamentare sull'autorizzazione a procedere richiesta dal tribunale dei ministri per il caso Open Arms. Il leader della Lega affila le armi, sfida la maggioranza a mettere da parte le ipocrisie e ad ammettere che quello di Palazzo Madama non è altro che un processo a un avversario, oltre che una sconfitta dell'indipendenza della politica di fronte alla magistratura. Proprio per questo Salvini, nel giorno del via libera a un processo che lo vede accusato di sequestro di persona si dice «pronto a rifare tutto» e si presenta in Senato con il cappello della Guardia costiera. Un gesto con cui vuole ribadire la sua vicinanza al Corpo delle capitanerie di porto, impegnato a gestire una missione impossibile, ovvero i flussi migratori ormai senza controllo. Alla fine i favorevoli all'autorizzazione sono 149, i contrari 141 con Italia viva di Matteo Renzi, considerata l'ago della bilancia, che si accoda a Pd, Leu e Cinquestelle. Chi, invece, si dissocia dalla linea della maggioranza è Pier Ferdinando Casini che vota contro perché «convinto che gli atti del ministro Salvini fossero espressione della volontà manifestata in più occasioni dal governo. Le armi per contrastare Salvini non devono essere un uso improprio della magistratura». Si astiene, invece, la senatrice M5s Tiziana Drago perché, spiega, «ci fu una corresponsabilità del governo Conte 1 in quella vicenda».

L'intervento del numero uno del Carroccio si muove lungo il filo conduttore del sacrificio nel nome dell'interesse nazionale, valori che la Lega e il centrodestra intendono rappresentare a ogni costo. «Se qualcuno pensa di mettere paura a me, al movimento, al centrodestra con processi politici avete sbagliato persona. E il riferimento alla vicenda della Lombardia è voluto, ma il tempo è galantuomo. Questa sera dovrò spiegare ai miei figli che papà va a processo perché è un delinquente che ha difeso i confini, questo è l'unico peso che mi porto».

Il leader della Lega lancia un monito a Pd, Cinquestelle, Leu e Italia viva. «Oggi va a processo Salvini, domani siccome la ruota gira, quando toccherà a qualcuno di voi, perché toccherà a qualcuno di voi, la Lega sarà dalla parte delle garanzie e delle libertà del Parlamento e dei cittadini. Non vi manderemo in un'aula di tribunale saranno i cittadini a giudicare e non i giudici». Sulla questione delle responsabilità Salvini non ha dubbi.

Se Salvini si sofferma sulla volontà della maggioranza di colpire, senza troppi scrupoli, un avversario politico, Giulia Bongiorno in un discorso appassionato e infuocato punta il dito contro i colleghi e sottolinea la gravità di questa cessione di sovranità parlamentare. «Il giudizio sulla politica dell'immigrazione - dice la senatrice della Lega - verrà definitivamente sottratto alla valutazione della storia e dell'elettorato e lo affiderete alla magistratura. Oggi chi vota per mandare a processo Salvini fa esattamente quello che chiedeva Luca Palamara: attacca Salvini pur sapendo che Salvini ha fatto il suo dovere». «Siete dei parlamentari - conclude, incassando un'ovazione dagli scranni del Carroccio e del centrodestra unito -, non inginocchiatevi a Palamara».

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Commenti

45WO708

Sab, 01/08/2020 - 12:06

Soprattutto ci va con la certezza di essere assolto: il reato non sussiste! Mai impedito a nessuno di andare altrove, il sequestro di persona semmai è stato operato dalla Open Arms, che li ha tenuti 19 giorni prigionieri di un barcone, in tutto quel tempo potevano arrivare anche in Germania! E poi l'Europa buona avrebbe aperto sicuramente i porti spagnoli, greci o francesi... li hanno sequestrati loro quei poveri rifugiati dalla guerra che non c'è!