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Salvini alla carica con i pro-ponte. E un "pensierino" al Viminale

L'iniziativa del vicepremier con i governatori Schifani e Occhiuto. Torna la tentazione rimpasto

Salvini alla carica con i pro-ponte. E un "pensierino" al Viminale
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Il progetto del Ponte sullo Stretto non è stato chiuso nel cassetto, anzi. "Il Ponte sullo Stretto si deve fare", per citare alcuni leghisti. È la sua "ora", come recita il titolo dell'evento di oggi a Messina con Matteo Salvini. Archiviato il referendum sulla giustizia, il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti torna alla carica. D'altronde lo ha promesso, e Salvini ci tiene a mantenere fede alla parola data: "Faremo il Ponte degli italiani". In piazza Unione Europea, questa mattina, non ci saranno bandiere di partiti, ma le testimonianze di cittadini, associazioni, realtà sociali ed economiche che sostengono con convinzione l'opera, fanno sapere gli organizzatori. L'iniziativa è nata da un comitato locale composto da diverse associazioni e movimenti territoriali. Sigle sindacali comprese. "È un'opera strategica per il rilancio occupazionale e produttivo del Mezzogiorno e del Paese, per la tenuta occupazionale, verso la modernità, contro lo spopolamento e il sottosviluppo infrastrutturale" recita la nota diramata. Ci saranno Renato Schifani, presidente della Regione Siciliana e il dirimpettaio Roberto Occhiuto, presidente della Regione Calabria. Con Salvini anche il viceministro Edoardo Rixi, i sottosegretari Claudio Durigon, Alessandro Morelli e Matilde Siracusano. Insomma, tutti. Una manifestazione a sostegno di un'infrastruttura osteggiata da molti. Un evento per dare voce a quella parte di Paese, di Sud, che vuole il Ponte. Ora. Matteo Salvini lo sa, i frutti si vedranno tra qualche anno, ma ci spera. "Lo faccio per gli italiani" ha detto più volte, e ne è convinto. In questi anni alla guida del ministero non ha mai abbandonato l'idea di realizzare il ponte. Anche a costo di discutere con i suoi alleati di governo. Un governo che oggi sta ripartendo. Magari da un rimpasto. Gira voce che la Lega voglia approfittare del momento per conquistare il Viminale e tornare ad occuparsi di immigrazione. La stagione estiva è alle porte e con lei gli arrivi dei migranti. Da fermare, se si vuole vincere le prossime elezioni. Non è un mistero che Matteo Salvini voglia ritornare lì, al suo vecchio ruolo da ministro dell'Interno. Voci autorevoli della Lega ci dicono che "sarebbe la cosa giusta da fare, il giusto risarcimento per Matteo dopo il processo che ha subito ingiustamente per aver difeso i nostri confini". Molti hanno indicato Luca Zaia come prossimo ministro del turismo, "ma non è così" dicono i leghisti. Un ruolo che non converrebbe né a Zaia né, tantomeno, alla Lega che resta unita, anche dopo la morte di Umberto Bossi.

L'ex senatore del Carroccio Giuseppe Leoni fa sapere di aver raccolto l'ultima eredità del senatùr: "Raduna tutta la nostra gente e riponili sotto un'unica bandiera", è quello a cui sta lavorando Salvini anche se "la Lega è unita". Così dicono le nostre fonti.

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