Leggi il settimanale
Aggiornato alle ore 08:46
Politica

"Salvini come Dudù" Gli insulti di Dibba sgambetto a Di Maio

Il pressing dall'interno per frenare ogni possibilità di accordo con il centrodestra

Di Battista studia da leader "Dopo Di Maio? Non so"

Dopo il caos, il silenzio. Luigi Di Maio, all'indomani del secondo giro di consultazioni, è come un pugile suonato. Nell'angolo, stretto tra il «forno chiuso» del Partito Democratico: «Sono ancora indietro nel loro dibattito interno» ha detto giovedì sera il candidato premier M5s, e spiazzato da un centrodestra che, nonostante le scaramucce, si è presentato unito al Colle. E la «battutaccia» di Silvio Berlusconi sul Movimento «antidemocratico» ha fatto il resto. Paura e delirio nel quartier generale. Irritazione nei confronti di Matteo Salvini con il quale i pentastellati speravano di fare l'accordo. Ma il «forno» leghista, dalle poche informazioni che filtrano in questo venerdì nero di Di Maio, rimane ancora aperto. A scanso di sorprese da parte di Mattarella, almeno fino alle Regionali in Friuli. Quando il segretario della Lega «sarà costretto a fare una scelta». Sì perché, in barba a circa cinque milioni di elettori, la pregiudiziale, o meglio il pregiudizio, resta lo stesso: «Mai con Berlusconi». Insieme al leader di Forza Italia non solo non si può «fare un governo», e la cosa è reciproca, ma nemmeno si può discutere.

I «moderati» argomentano più o meno così: «Il problema è che durante questi anni ce ne siamo dette di tutti i colori, se parlassimo con Berlusconi il Movimento sarebbe finito». Per il nuovo stato maggiore grillino è una questione di realpolitik. E lo stesso capo politico, nelle ultime uscite, si è tenuto alla larga dagli insulti: «Dovrebbe fare un passo di lato - ha spiegato il leader M5s a Porta a Porta riferendosi al Cavaliere - e favorire le nuove generazioni». Toni troppo morbidi per i «duri e puri». Alessandro Di Battista, dopo l'uscita su «Berlusconi male assoluto», ieri ha lanciato l'ennesimo avvertimento interno a Di Maio, in una competizione ormai quasi esplicita. A margine di un incontro al Festival del Giornalismo di Perugia ha detto: «Salvini al Quirinale sembrava Dudù», mettendo nel mirino l'ipotetico partner di governo del candidato premier. L'ex deputato non si è risparmiato nell'attacco frontale a tutto il centrodestra: «Forse Salvini non può staccarsi da Berlusconi, si parla di fideiussioni, di quattrini dati alla Lega». Per Dibba il leader di Forza Italia è «finanziatore acclarato di un'organizzazione criminale che ha fatto saltare in aria Falcone e Borsellino» e «avrebbe ancora questo potere e questa capacità di tessere trame e costringere Salvini a un timore reverenziale nei suoi confronti». Poi ha aggiunto: «Non so come fa Forza Italia a rimanere legata a questo personaggio».

Se Di Battista, l'idolo dei militanti, è già in campagna elettorale, Di Maio resta in silenzio. E lascia l'unico commento a Giulia Grillo, fedelissima e capogruppo alla Camera: «È necessario far partire un governo di cambiamento», ha detto la Grillo. Ma il leader del M5s è sempre più traballante.

Commenti

I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.