Salvini a Lampedusa "Al Viminale vorrei un ministro della Lega"

Il leader del Carroccio: "Con me all'Interno l'Italia era un Paese più sicuro e protetto"

Salvini a Lampedusa "Al Viminale vorrei un ministro della Lega"

Quando Matteo Salvini atterra a Lampedusa, il centro migranti è stato parzialmente svuotato da poche ore, ma ci sono comunque ancora 650 persone a fronte di una capienza da 350 posti. L'hotspot è la prima frontiera di un'emergenza che si è cronicizzata ma che si infiamma a ogni campagna elettorale. Il centro è la prima tappa di chi vuole «vedere» cosa significano le statistiche: oltre 42mila migranti sbarcati da gennaio a oggi, la gran parte proprio a Lampedusa. Sono molti di più di quelli arrivati in tutto il 2021, quando erano stati circa 30mila. «Siamo tornati a record poco invidiabili: il mio obiettivo è di andare a chiudere centri straordinari, ma avere centri per presentare domande di asilo politico al di là dei confini italiani», cioè nel nord Africa. Il leader della Lega, che potrebbe tornare al Viminale, parte da qui per la maratona verso il 25 settembre: «Io conto che al Viminale ci sia un uomo o una donna della Lega, perché i decreti sicurezza li abbiamo scritti noi. Penso, in merito all'immigrazione, che nel 2018 e 2019, l'Italia fosse un Paese più sicuro, protetto, più europeo. Io vado dove mi mandano gli italiani». Ministero dell'Interno che gli è costato un processo penale a Palermo, con l'accusa di sequestro di persona e rifiuto di atti di ufficio nella vicenda di Open Arms. L'udienza di luglio che era slittata per la crisi di governo, è stata rinviata al 16 settembre, proprio a ridosso del voto.

All'arrivo in aeroporto Salvini incassa anche qualche fischio di qualche turista ostile, poi incontra il sindaco dell'isola Filippo Mannino, mentre nelle stesse ore sbarcano altri due gruppi di migranti, 35 tunisini, di cui due donne. L'isola ha «il record mondiale di generosità di accoglienza con turisti e con chi sbarca. Mi piacerebbe che questo centro tra qualche mese possa essere chiuso. Ci sono tanti soldi che potrebbero essere spesi in altra maniera. Voglio ricordare con orgoglio che con i decreti sicurezza i morti in mare erano dimezzati. È chiaro che più gente parte, più gente sbarca, più gente muore», dice Salvini, che per la notte a Lampedusa è stato ospite nella villa di Berlusconi a Cala francese.

Non c'è solo l'immigrazione. «Girerò l'Italia per fare proposte e non insulti né risponderò agli insulti di Letta, Calenda, Di Maio, Renzi. Le proposte della Lega valgono di più perché buona parte le abbiamo realizzate: la flat tax, che vogliamo estendere; abbiamo fermato la legge Fornero; la pace fiscale l'abbiamo parzialmente fatta e adesso va generalizzata su tutte le cartelle esattoriali». Quanto a un possibile governo di centrodestra «mi piacerebbe che l'intera coalizione prima del voto indichi alcuni nomi di ministri nei posti importanti, come Economia, Esteri, Giustizia, Interni».

Intanto sul Fisco la Lega alza il muro in Senato, dove si attende l'approvazione della legge delega. Ma tra i gruppi non si trova l'accordo sulla calendarizzazione e la conferenza dei capigruppo è stata rimandata al 6 settembre. Il Partito democratico insisteva per portare il testo in aula prima della pausa estiva, per la Lega invece un governo dimissionario non deve imporre l'approvazione delle leggi. Il rischio è che il 6 settembre non ci sia la maggioranza qualificata per il via libera definitivo.

Intanto è scontro su Twitter tra il segretario del Carroccio e il gruppo pop La Rappresentante di Lista, guidato da Veronica Lucchesi e Dario Mangiaracina. I due hanno condannato l'uso del loro fortunato tormentone Ciao Ciao a un evento del leader leghista. «Ci arriva voce che al comizio di Salvini il dj abbia messo #ciaociao. La nostra maledizione sta per abbattersi su di te, becero abusatore di hit».

Non si è fatta attendere la replica ironica del leader leghista: «Cara Rappresentante, onestamente non ci ho fatto caso visto che ero in mezzo a tantissima bella gente. Sperando che la maledizione non abbia effetti, confesso (mea culpa) che la tua #ciaociao mi piace parecchio».

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