Salvini ora spacca le toghe: scontro al Csm

Lo scontro tra il ministro e Spataro arriva al Csm. Dai magistrati critiche al pm, ma la corrente di sinistra attacca il leghista

Salvini ora spacca le toghe: scontro al Csm

Sullo scontro tra Matteo Salvini e Armando Spataro si spacca il Csm e le toghe litigano. Da una parte chi si schiera con il procuratore capo e dall'altra chi critica la sua nota stampa del magistrato contro il ministro dell'Interno. In mezzo c'è l'Anm, che chiede a tutti di "abbassare i toni". La polemica tra il ministro dell'Interno e la procura di Torino approda così al plenum del Consiglio Superiore della Magistratura e infuoca il dibatitto tra le varie aree delle toghe italiane.

Andiamo con ordine. Tutto inizia con un tweet mattutino del leader della Lega in cui si complimenta per le forze dell'ordine per una operazione contro la mafia nigeria. Poche ore dopo, Spataro verga un comunicato stampa in cui accusa il titolare del Viminale di aver "danneggiato" il buon esito dell'indagine. Tra accuse e controrisposte, la lite si è trasformata prima in un caso politico e infine "giudiziario". Nel senso che ha coinvolto il plenum dei magistrati.

Il Csm doveva riunirsi in teoria per valutare le candidature arrivate per la successione di Spataro, che a breve andrà in pensione. Ma la lite con Salvini ha modificato il corso della seduta.

"Salvini ragazzino"

Ad alzare l'asticella dello scontro è stato il togato di Area Giuseppe Cascini che nel corso del dibattito ha detto che "se un ragazzino assume un incarico istituzionale bisogna fargli capire che non è più un ragazzino e che deve avere un atteggiamento consono al ruolo". Parole che hanno scatenato l'ira del laico di Forza Italia, Alessio Lanzi, che ha chiesto "un intervento formale" del vicepresidente David Ermini "perchè è inconcepibile che si parli come al bar definendo ragazzino un ministro della Repubblica". Alla fine Cascini è stato costretto a rivedere le sue posizioni, affermando di non aver "chiamato ragazzino il ministro dell’Interno" e scusandosi "se qualcuno ha inteso così significa che mi sono espresso male".

Magistratura Indipendente contro Spataro

Il dibattito si è dunque allargato a tutto il mondo della giustizia. Magistratura Indipendente, ha definito "inusuale" la nota di Spataro rivolta a Salvini. "È quantomeno inusuale - scrivono i i togati al Csm di MI - che un procuratore della Repubblica rivolga, con un comunicato stampa, inviti al ministro dell'Interno sulle modalità di comunicazione ovvero ad assumere maggiori informazioni sulle operazioni del suo dicastero". Per Mi le repliche di Salvini "per i termini, il modo ed il tono" non sono giustificate, ma "si fa fatica a pensare che alle 8.57 del mattino, dopo la forse parziale esecuzione di una ordinanza di custodia cautelare con una operazione verosimilmente iniziata alle prime luci dell'alba, gli altri soggetti ancora non rintracciati abbiano appreso della sussistenza della esecuzione della citata ordinanza leggendo il tweet e si siano dileguati. Del resto lo stesso procuratore della Repubblica pare abbia saputo del tweet alle ore 12, come riportato da organi di stampa".

L'attacco delle toghe di sinistra

Di tutt'altra idea invece è Area, il gruppo di sinistra delle toghe, che chiede all'Csm di aprire una pratica per tutelare Spataro perché "se consentiamo oggi queste modalità facciamo diventare normali certi toni che sino ad ora erano ignoti nei rapporti tra istituzioni, giungiamo a legittimare un imbarbarimento che danneggerà tutti". Area poi critica "il silenzio dell'Associazione magistrati e i distinguo già operati da alcune componenti associative", posizioni che "ci preoccupano e amareggiano". "Ci sembra incredibile - si legge in una nota - che possa passare sotto silenzio o essere in qualche modo giustificato un intervento di un ministro che per superficialità, o per prendersene merito, scrive un tweet mettendo incautamente a rischio indagini in corso".

L'Anm prova a placare le acque

A provare a gettare acqua sul fuoco ci prova proprio quell'Anm tirata in ballo da Area. E lo fa per bocca del presidente Francesco Minisci: "Con riferimento al dibattito connesso alle dichiarazioni del Ministro dell'Interno e del Procuratore della Repubblica di Torino - dice - va ribadita la necessità che siano rispettati i ruoli previsti dall'ordinamento e le prerogative a ciascuno riconosciute, auspicando che ogni legittimo confronto e le connesse posizioni siano portate avanti abbassando i toni e rispettando i profili e i percorsi professionali".

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