Salvini va alla sbarra. Adesso rischia 15 anni

Rinviato a giudizio per aver difeso i confini nazionali. Ora Matteo Salvini rischia fino a 15 anni di carcere con l'accusa di sequestro di persona e rifiuto d'atti d'ufficio.

Salvini va alla sbarra. Adesso rischia 15 anni

Rinviato a giudizio per aver difeso i confini nazionali. Ora Matteo Salvini rischia fino a 15 anni di carcere con l'accusa di sequestro di persona e rifiuto d'atti d'ufficio. Perché, secondo le motivazioni date nella richiesta di inviarlo a processo della Procura di Palermo, con il procuratore capo Francesco Lo Voi, l'aggiunto Marzia Sabella e il sostituto Geri Ferrara, «ha tenuto in mezzo al mare, per sei giorni, 147 migranti salvati dall'Ong Open Arms, nell'agosto 2019». Richiesta accolta ieri dal gup Lorenzo Jannelli, che non ha sentito ragioni ed è andato dritto per la sua strada, non ascoltando neanche le parole dell'avvocato Giulia Bongiorno, legale di Salvini, che lo ha pregato: «Non consenta alle sentenze di prendere il posto dei voti».

Che sarebbe andata così, d'altronde, lo si era capito nei giorni scorsi dalla foto che il neo segretario del Pd, Enrico Letta, aveva fatto, indossando la felpa di Open Arms, insieme al fondatore della Ong spagnola, Oscar Camps.

A dirlo anche l'avvocato Valter Biscotti, che in questo momento si trova a Lampedusa e che si sta occupando di raccogliere il materiale per la costituzione di parte civile ai processi contro le Organizzazioni non governative a Ragusa e, qualora si svolga, anche a Trapani.

«Un avvocato - spiega - non dovrebbe mai sostenere che esistono i processi politici. Ma la foto fatta da Letta ci prova che purtroppo è così. Si sta verificando tutto ciò che auspicava Palamara quando diceva: Salvini ha ragione, ma dobbiamo attaccarlo».

L'ex ministro dell'Interno dovrà nuovamente comparire in aula il prossimo 15 settembre.

I migranti (e non naufraghi come molti tentano di sostenere) furono fatti salire a bordo della nave dei soccorsi e nonostante la Spagna garantisse un porto sicuro, Open Arms si era diretta verso l'Italia. Fu il procuratore capo di Agrigento, Luigi Patronaggio, a mettere sotto sequestro la nave e quindi a completare che scendessero a terra dopo sei giorni.

Secondo un'ispezione gli immigrati avrebbero sofferto di un grave disagio fisico e psichico, ma non si capisce perché il gup, anziché imputare tutto ciò al personale di bordo dell'imbarcazione, abbia voluto sostenere la tesi che fosse tutta colpa di Salvini.

Le parti civili costituitesi al processo sono 21: 7 migranti, varie associazioni tra cui Arci, Legambiente, alcune Ong, tra cui Mediterranea (il cui capo missione Luca Casarini è attualmente indagato dalla Procura di Ragusa). La Bongiorno nella sua arringa è stata chiara: «Salvini è stato ritenuto colpevole di tutto. Il comandante di Open Arms ha rifiutato di sbarcare migranti a Malta, ha rifiutato numerosi aiuti da altri natanti, ha rifiutato di essere scortato in qualsiasi porto spagnolo, ha rifiutato di essere accompagnato in porti spagnoli. Gli obblighi di coordinamento, quando la convenzione Sar non opera, gravano sullo stato di bandiera e nel caso di Open Arms è la Spagna».

Per poi proseguire: «Il divieto di ingresso in acque territoriali fu firmato da Salvini, Trenta e Toninelli, ma qui c'è solo Salvini».

Poi la legale è scesa nel dettaglio: «Ci sono navi certificate per svolgere attività di ricerca e soccorso. La Open Arms aveva queste certificazioni?». E ha tenuto a dire: «Con un certo numero di migranti a bordo, decisamente superiore a quelli indicati per la capienza, Open Arms decide di bighellonare 13 giorni. Ma con Salvini si ritiene grave il tempo atteso prima del pos, ovvero meno della metà del tempo. Non c'è sequestro di persona se si bighellona 13 giorni, ma c'è sequestro se si è ormeggiati la metà del tempo?».

Una domanda a cui il gup ha risposto, inspiegabilmente, con un rinvio a giudizio che ha il sapore amaro dell'accanimento giudiziario.

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