Sandro Pertini, dal carcere (sotto il fascismo) al Quirinale

Fiero oppositore del fascismo, partecipò attivamente alla Resistenza e scampò ad una condanna a morte. Molto carismatico e amato dai cittadini, fu eletto dopo un lungo stallo tra le forze politiche, quando la Dc accettò di votare un uomo di sinistra a patto che fosse sufficientemente indipendente

Sandro Pertini, dal carcere (sotto il fascismo) al Quirinale

Nella sua giovinezza trascorse diversi anni in carcere (o al confino), come fiero oppositore del fascismo. Numerose le condanne subite, la prima per aver scritto un opuscolo contro il regime, due anni dopo per aver aiutato la fuga di Filippo Turati, leader dei socialisti riformisti, in Francia. Nel 1931, mentre si trovava al sanatorio giudiziario dell’isola di Pianosa (in Toscana), sua mamma scrisse al presidente del Tribunale speciale chiedendo la grazia per il figlio. Sandro Pertini, futuro Presidente della Repubblica, si arrabbiò moltissimo, come si evince dalla lettera che le scrisse:

“Perché mamma, perché? Qui nella mia cella di nascosto, ho pianto lacrime di amarezza e di vergogna - quale smarrimento ti ha sorpresa, perché tu abbia potuto compiere un simile atto di debolezza? E mi sento umiliato al pensiero che tu, sia pure per un solo istante, abbia potuto supporre che io potessi abiurare la mia fede politica pur di riacquistare la libertà. Tu che mi hai sempre compreso che tanto andavi orgogliosa di me, hai potuto pensare questo? Ma, dunque, ti sei improvvisamente così allontanata da me, da non intendere più l'amore, che io sento per la mia idea?”

Dopo una lunga carriera politica il 9 luglio 1978 Sandro Pertini fu eletto Presidente della Repubblica. Iniziata con uno stallo (la Dc puntava su Guido Gonella, il Pci su Giorgio Amendola, mentre il Psi su Pietro Nenni), la votazione andò avanti, scrutinio dopo scrutinio, senza trovare la necessaria convergenza tra le forze politiche, sufficiente a raggiungere il quorum necessario all’elezione. Dopo le dimissioni di Leone il segretario del Psi, Bettino Craxi, rivendicò l’alternanza, proponendo un esponente non democristiano per il Quirinale. Craxi aveva in mente Antonio Giolitti (nipote dello statista Giovanni Giolitti) e Giuliano Vassalli. Chiese anche a Pertini, come esponente autorevole della sinistra, ma questi rifiutò, preferendo essere votato come "espressione di tutto l'arco costituzionale". I repubblicani indicarono Ugo La Malfa.

Lo stallo andò avanti per quindici scrutini, ben dodici dei quali con la maggioranza che votò scheda bianca o si astenne. Alla fine lo sdegno popolare per questa incapacità della politica di trovare un accordo, poche settimane dopo la tragica morte di Aldo Moro, unitamente alle pressioni della stampa, indussero il segretario della Dc, Benigno Zaccagnini, ad accettare il nome (gradito anche dal Pci) di un socialista. La scelta della Dc ricadde su Pertini, gradito a socialisti (Craxi aveva fatto il suo nome il 2 luglio come candidato unitario delle sinistre) e comunisti ma, al contempo, considerato sufficientemente autonomo e indipendente.

L’ex partigiano divenne Capo dello Stato con ben 832 voti su 995: la più grande maggioranza mai registratasi. Nel suo primo discorso da Presidente ricordò i nomi di alcuni suoi maestri, vittime del fascismo: Matteotti, Amendola, Gobetti, Roselli e Gramsci. Quest’ultimo per due anni era stato suo compagno nel carcere di Turi (Bari).

Nato a Stella, paesino collinare nella provincia di Savona, nel 1896, prese parte alla Prima guerra mondiale, ottenendo la medaglia d’argento al valor militare, che non gli fu assegnata in quanto socialista (neutralista). Sin dai primi anni Venti aderì al Partito socialista unitario, quello che faceva capo a Filippo Turati, e fu da subito un fiero oppositore del fascismo, pagandone le conseguenze con numerose condanne e anni di privazione della libertà. Riconquistò la piena libertà solo dopo la caduta del fascismo, nel 1943, e subito si mise in campo per rifondare il Psi, lavorando gomito a gomito con Nenni e altri leader socialisti.

Catturato dalle SS, che avevano occupato Roma, fu condannato a morte ma riuscì a scappare, in modo rocambolesco, insieme a Giuseppe Saragat e altri cinque socialisti grazie all’intervento dei partigiani della Brigata Matteotti e al fondamentale apporto (nella falsificazione di alcuni documenti) di Giuliano Vassalli. Liberato, fu attivo nella Resistenza nel centro nord del Paese, partecipando alla liberazione di Milano e votando la condanna a morte (da parte del Comitato di liberazione nazionale Alta Italia) di Mussolini e altri gerarchi fascisti.

Una volta eletto Presidente della Repubblica decise che non avrebbe mai abitato al Quirinale. Rimase ad abitare nella sua piccola mansarda di piazza Fontana di Trevi, nel pieno centro di Roma. Figura molto amata ed empatica, seppe avvicinare i cittadini alle istituzioni e conquistare ampi consensi anche all'estero. Il primo incarico di formare il governo lo diede a Francesco Cossiga, senza che glielo avesse proposto il suo partito, la Dc. Poi a Giovanni Spadolini (primo presidente non Dc) e infine a Bettino Craxi (primo socialista a guidare un governo).

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