Sapelli: "Patrimoniale, cashback, fisco: vi dico come stanno le cose"

L'economista Giulio Sapelli boccia la proposta di Letta di aumentare la tassa di successione, una proposta che già ieri aveva ricevuto un niet dal premier Draghi

Sapelli: "Patrimoniale, cashback, fisco: vi dico come stanno le cose"

"È stata una proposta molto imprudente ed economicamente senza fondamento alcuno". L'economista Giulio Sapelli, intervistato da ilgiornale.it, boccia così la proposta di Letta di aumentare la tassa di successione per aiutare i giovani.

La patrimoniale quali ripercussioni può avere sull'economia?

"Penso che qualsiasi turbamento noi infliggiamo alle classi medie già colpite dalla pandemia e da una crisi economica, che possa far rilanciare una patrimonializzazione creerebbe una fibrillazione economica tale da colpirci sui mercati internazionali e stimolare una fuga di capitali italiani all'estero. Che è proprio quello che si provoca in questo Paese ogni qual volta si fanno prevedere posizioni di codesto tipo. Credo che sia stata una politica economica sconsiderata che rivela che i partiti si stanno disgregando e, in questo caso, il Pd sta perdendo ogni suo riferimento territoriale".

Lei condivide la politica economica di Draghi?

"Non conosco quale sia perché il primo ministro non l'ha espressa. So qual è la linea politica di Draghi dal punto di vista bancario e monetario da quando lui la espresse come candidato, sfortunatamente imposto all'Europa dagli Stati Uniti contro la volontà tedesca, alla presidenza della Bce. Sappiamo tutti su quali basi teoriche si fonda il quantitative easing. Devo dire che la politica economica di Draghi ancora mi sfugge perché non siamo dinanzi a un progetto, ma si siamo limitati ad accogliere il PNR e a dire che avremmo fatto di tutto per implementarlo creando quel che io definisco da tempo “debito buono” anziché “debito cattivo”. Si tratta di quel debito fatto investendo e creando profitto capitalistico e aumento del taglio salariale. Quale sia, però, la politica economica di codesto governo, però, non mi è dato conoscerla perché non conosco un documento che la esprima sufficientemente. Non bastano le dichiarazioni fatte ai giornalisti. Bisognerebbe avere, come un tempo, dei progetti economici dai partiti, ma questo non esiste".

Qual è il suo giudizio sul Pnr?

"Il Pnr è stato impostato in modo troppo dispersivo. Non abbiamo una concentrazione di investimenti su pochi punti come hanno fatto Francia e Germania. Credo che sia molto debole perché non prevede, come nel caso francese, consistenti aiuti alle piccole imprese che sono la forza del nostro Paese. Andrebbe, invece, strutturato con una forte operazione di shock sul piano delle infrastrutture, sulla logistica intermodale, facendo del distretto del mare uno dei punti di forza della nostra resilienza economica. È pieno di buoni propositi, ma non ha una terapia d'urto".

La riforma del fisco come dovrebbe essere strutturata?

"La riforma del fisco è molto complessa e delicata che va fatta istituendo una speciale commissione mista di rappresentati dei partiti ed esperti tributaristi. E, soprattutto, deve rispondere ai criteri di progressività della costituzione. Non deve abbassare il monte salariale né influire sulle pensioni. La riforma fiscale deve creare circolazione e combattere la deflazione, il male di cui soffre l'Europa".

Cosa pensa del cashback?

"La considero una misura dannosa tanto è vero che se si va in Germania, in un ristorante a Berlino, più del 60% dei locali accettano la moneta contante e spesso non hanno neanche la carta di credito. È una proposta senza senso sia sul piano teorico sia su quello politico. È solo una proposta punitiva verso la povera gente".

E sarebbe favorevole alla flat-tax?

"La flat-tax detta così non ha nessun senso. Abbiamo bisogno di diminuire l'imposta fiscale e il carico burocratico legato al prelievo fiscale, la vera riforma che non costa una lira. Bisogna offrire un pacchetto completo che preveda la riforma della pubblica amministrazione e l'abbassamento delle tasse, soprattutto sulle imprese e sul lavoro".

Ma, quindi, come si può combattere l'evasione fiscale?

"La riduzione dell'evasione fiscale si fonda su un patto tra Stato e cittadino, non sull'oppressione".

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