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"Sapeva tutto", i compagni scaricano Fratoianni. E la Rai manda subito in onda la sua autodifesa

Il leader SI "indifferente alle segnalazioni". Lui e Bonelli ospiti dall'Annunziata

"Sapeva tutto", i compagni scaricano Fratoianni. E la Rai manda subito in onda la sua autodifesa

Delle ipotesi di reato si occupa la procura di Latina, che indagherebbe anche sui politici locali messi a busta paga dalla coop Karibu. Delle brutte figure, invece, si preoccupano un po' tutti. Il primo è stato lui, Aboubakar Soumahoro, tra videomessaggi, scuse, contrattacchi e autosospensione da Si come risultato dell'indagine alla quale lui è estraneo, ma che vede indagata sua suocera e coinvolta la coop di cui sua moglie è socia. Poi l'attenzione si è spostata sul leader di Sinistra Italiana, Nicola Fratoianni, accusato dal suo stesso partito di essere stato «perfettamente a conoscenza, da molto tempo prima della candidatura» dei dubbi su Soumahoro, ma di aver mostrato «completa indifferenza alle notizie riferitegli». Ieri, l'ex pentastellata Elena Fattori, da febbraio 2021 in Si, torna all'attacco in un'intervista al Corriere. Accusando la leadership del suo partito per aver «scelto un personaggio senza andare a vedere cosa realmente proponesse al di là di tutte le sue comparsate mediatiche». E chiarendo: «Di quelle storie si sapeva tutto. La dirigenza di Si sapeva, li avevo avvisati io». Fattori aveva visitato la Karibu anni fa: «Non sapevo nemmeno che fosse gestita dalla suocera di Soumahoro, me lo ha detto lei quando mi ha accompagnato nella visita». La struttura era «sporca, fatiscente, c'era la muffa, mi dissero che la caldaia funzionava male», aggiunge Fattori, che per questo la segnalò all'ex sottosegretario all'Interno, Gaetti. Quest'estate, Fattori si ricordò di quella visita mentre si lavorava alle candidature. Disse tutto a Fratoianni, ma il segretario, spiega l'ex deputata, «non ha pensato che fosse un fatto rilevante. D'altronde Soumahoro aveva un grande peso mediatico».

Fratoianni, però, nega. Proprio ieri, ospite insieme ad Angelo Bonelli di Lucia Annunziata a Mezz'ora in più, ha dribblato la questione. Per Bonelli, «se qualcuno sapeva che c'erano circostanze che sconsigliavano quella candidatura avrebbe potuto dirlo», ma il suo alleato, tirato direttamente in ballo, derubrica quelle voci su Soumahoro a questione politica, non giudiziaria. «Se qualcuno trova profili illeciti ha il dovere di dirlo alla procura, non c'è stato seguito e siamo andati avanti sulla candidatura», taglia corto. Quei rumors, aggiunge, per lui erano frutto più che altro, di «uno scontro politico che da anni si sviluppa in particolare nel foggiano su quel fronte», mentre «non mi furono segnalati elementi di un profilo problematico o illecito». Insomma, nessun pentimento o mea culpa di sorta. Quanto basta a far indignare Maurizio Gasparri, che giudica «imbarazzante» che la Rai si metta a disposizione di Fratoianni e Bonelli, definiti «il gatto e la volpe» dal senatore azzurro che rimarca come nell'ospitata a Mezz'ora in più abbiano «eluso le questioni fondamentali» rispetto alla vicenda. E mentre l'Europarlamentare Massimiliano Smeriglio suggerisce creativamente di «respingere la torsione giustizialista che stritola l'anima della sinistra» come exit strategy dal pasticcio, nel mirino delle polemiche finisce anche il Pd, con un manipolo di deputati pentastellati guidati da Stefania Ascari che si domandano «come sia possibile che tutto il Pd emiliano abbia sostenuto e voluto la candidatura di Aboubakar Soumahoro quando già trapelavano eccome dubbi su tutto ciò che ruotava attorno al candidato». «C'erano già una lunga serie di accuse mosse nei suoi confronti dai braccianti», attacca Ascari, che conclude: «La responsabilità, quindi, è di chi ha proposto ai propri elettori la sua figura, senza se e senza ma».

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