Lo scambio segreto tra Iva e intelligence

Matteo Renzi sposta la linea rossa della sopravvivenza della maggioranza. La questione tasse, su cui l'ex premier aveva ingaggiato battaglia, scivola improvvisamente in secondo piano. Con le dichiarazioni di ieri, il leader di Italia viva, fa capire di essere disposto a mettere sul tavolo una maggiore flessibilità sulla riduzione del cuneo fiscale, che aveva giudicato troppo esigua, e ora diventa «tema di cui si può discutere», così come «la rimodulazione dell'Iva», sia pure solo «per quieto vivere». Il leader pare addirittura disposto a mettersi in coda il suo Family act, la norma di welfare per la famiglia di cui appena poche ore prima la ministra renziana Elena Bonetti aveva invocato l'inserimento nella manovra di bilancio.

La nuova linea rossa di Renzi è invece la gestione dei servizi di intelligence, diventata un'urgenza alla vigilia di una settimana che potrebbe rivelarsi decisiva per gli sviluppi del grande intrigo internazionale tra Russia e Stati Uniti in cui l'Italia è rimasta impigliata. Ancora una volta Matteo Renzi vuole dettare l'agenda della maggioranza, proiettandosi a mercoledì, quando sarà eletto il nuovo presidente del Copasir, il comitato di controllo parlamentare dei Servizi. Renzi la ritiene una partita importante. Dopo la nomina di Lorenzo Guerini a ministro, la carica di presidente è rimasta vacante, mentre il Pd ha designato come nuovo membro Enrico Borghi, non certo un uomo di Nicola Zingaretti, anzi: un lottiano di provenienza Margherita. Dopo la nomina al Copasir, il premier Conte potrà essere ascoltato per dire la sua sugli incontri tra vertici politici americani e capi degli 007 italiani che stanno mettendo in subbuglio il mondo politico, e non solo quello nazionale. Una partita delicata, perché la Lega ambisce alla guida del Copasir in un momento in cui il tema Russiagate può tornare a essere questione dai risvolti propagandistici urticanti.

Le dichiarazioni di ieri, segnalano che Renzi non vuole restare fuori dalla partita, anzi, di più: chiede che Giuseppe Conte molli la presa cedendo la delega a un'Autorità delegata (un sottosegretario o un ministro) come suggerito dalla legge di riforma del 2007. Renzi ha da sempre il pallino dei Servizi ma può far valere il suo esempio: la marcia indietro sulla nomina dell'amico Marco Carrai a gestire la cybersecurity del Paese e il fatto di aver ceduto la delega sui Servizi, lui da sempre accusato di essere un accentratore, a differenza di Gentiloni e Conte. Il quale, via M5s, ha già fatto capire di voler tenere duro. L'offerta di scambio Iva-007 al momento è respinta. Via alla battaglia.