Lo scandalo di Roma fa tremare il Pd

Il presidente del Consiglio a Bersaglio mobile (La7): "Sono sconvolto perché vedere una persona seria come il procuratore di Roma parlare di mafia mi colpisce molto". E ancora: "Basta aggettivi, voglio processo e sentenza"

Lo scandalo di Roma fa tremare il Pd
Renzi a Bersaglio mobile

La clamorosa inchiesta giudiziaria che ha sconvolto Roma, arrivando nel cuore del Comune e della Regione, fa tremare il Pd. Al punto che Renzi decide di commissariare il partito. "Ho accolto la proposta di Cosentino di un passo indietro e il commissariamento del Pd di Roma nella persona di Matteo Orfini, presidente del partito". Il premier lo dice a Bersaglio Mobile (La7). "Non ho idea" se al Salone delle Fontane all’Eur possa aver cenato con Buzzi. Così il presidente del Consiglio risponde alla domanda se possa escludere di aver avuto come commensale Buzzi. E aggiunge: "Il tema del finanziamento ai partiti è un grande grande tema e mi sono sempre battuto per la sua abolizione. Tant’è che facciamo cene di autofinanziamento con trasparenza, sono pubblici i nomi". E ostenta sicurezza il premier: "Credo che il governo stia combattendo la corruzione come mai nessuno lo ha fatto". Quella di Cantone all’Anticorruzione "non è una figura simbolo ma non è l’unica". Renzi difende a spada tratta il suo ministro, Giuliano Poletti: "Ha partecipato ad una cena, è totalmente estraneo alla vicenda". E chiede ai magistrati di andare fino in fondo: "Voglio che si vada a sentenza, voglio che chi è colpevole paghi. Di fronte alle vicende di malaffare e corruzione ognuno deve prendersi le sue responsabilità".

Quando gli fanno osservare che Orfini, da lui indicato comecommissario del Pd di Roma, ha segnalato il pericolo di inquinamento della politica affidandosi alle primarie e alle preferenze, Renzi tira dritto per la propria strada: "Orfini non ha votato per me alle primarie, oggi è il presidente del partito ed è legittimo avere opinioni diverse. Io difendo le primarie, non credo siano una forma d’inquinamento".

Per l'inchiesta "mafia capitale" per ora in carcere non ci sono politici, ma l’effetto del tornado giudiziario riguarda soprattutto i partiti. E non certo solo a livello locale. La presidente della Camera Laura Boldrini esprime "totale sdegno" e chiede "chiarezza quanto prima". Renzi dice di essere "sconvolto, perché vedere una persona seria come il procuratore di Roma parlare di mafia mi colpisce molto. Vale per tutti il principio di presunzione di innocenza e il governo ha scelto Cantone per l’anticorruzione. Certe vicende fanno rabbia, serve una riflessione profonda, certo l’epicentro è l’amministrazione di Alemanno ma alcuni nel Pd romano non possono tirare un sospiro di sollievo".

Il sisma di "Mafia capitale" coinvolge in pieno il Pd, che vede un ex assessore Ozzimo e un ex presidente del Consiglio comunale indagati. E l’ex capogruppo al Campidoglio Umberto Marroni che compare nei discorsi della organizzazione di Carminati: "Neanche so chi è e non sono indagato", dice Marroni, ora deputato

Gianni Alemanno, coinvolto nell'inchiesta, scrive alla leader di Fdi Giorgia Meloni e si sospende dagli incarichi per evitare strumentalizzazioni "fino a quando la mia posizione non sarà pienamente e positivamente chiarita". E al Tg1 afferma: "Se c’era una cupola era bipartisan, andava da destra a sinistra". Poi ammette "errori" nella scelta della sua squadra. Un suo ex compagno di partito nel Pdl, Luca Gramazio, indagato e ritenuto vicino a Carminati, per ora non si dimette da capogruppo di Forza Italia alla Regione Lazio. "Non faccio parte di un sistema e lo dimostrerò - dice -. Gli incontri con Carminati? Incontro un milione di persone".

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