Scendono i contagi attivi mai così tanti guariti. Ma i decessi restano alti

Dati positivi, l'R con zero ora è tra 0,5 e 0,7 E in 20 giorni dimezzate le terapie intensive

Quella con i numeri del coronavirus non è un blitzkrieg, una battaglia furiosa, un attacco poderoso. È piuttosto una guerra di trincea, lenta, faticosa, ma che pian piano stiamo vincendo. Le cifre ieri sono state tra le migliori di sempre, ove quel sempre ovviamente riguarda quest'epoca di emergenza. E il sorriso si allarga se si tiene conto che il giovedì è stato spesso nelle ultime settimane tra i giorni più funesti. In due settimane è stato il giovedì il giorno più nero per nuovi contagi e in un terzo caso è stato il secondo. Circostanza non trascurabile, visto che l'andamento dei numeri nel corso dei sette giorni ha spesso ricalcato andamenti simile da una settimana all'altra. E ancora meglio: il numero di tamponi fatti ieri è stato importante: 66.658.

Quindi ecco i numeri: ieri i contagi attivi sono scesi per il quarto giorno consecutivo e in modo molto più pronunciato: 851 assisiti in meno, con un totale generale di 106.848. E questo è un primo record. I nuovi contagi sono invece 2.646, il secondo milgior dato negli ultimi quarantuno giorni dopo il +2.256 del 20 aprile. Il totale dei contagi sale a 189.873. Tra i malati attuali appena 2.267 sono in cura presso le terapie intensive, con una decrescita di 117 pazienti rispetto a ieri e quasi un dimezzamento rispetto a un paio di settimane fa (il 3 aprile il culmine a 4.068). Le persone ricoverate con sintomi in reparti ordinari sono 22.871, con un decremento di 934 pazienti rispetto a ieri. La stragrande maggioranza dei positivi, 81.710 persone, pari al 76 per cento degli attualmente positivi, sono in isolamento domestico fiduciario senza sintomi o con sintomi lievi. Unico dato non lieto il fatto che i nuovi morti scendano in modo più lento rispetto alle attese: sono 464, in un lugubre plateau che non riesce a scendere sotto quota 400 (non accade dal 17 marzo, quando però il dato era in crescita costante) e portano il totale a 25.549. Si noti che in quattro regioni ieri non si è registrato nemmeno un decesso. Il numero complessivo dei dimessi e guariti sale invece a 57.576, con un incremento di 3.033 persone rispetto a ieri (e questo è un altro record assoluto). L'R con zero, ovvero l'indice di contagiosità, si colloca secondo quanto spiega Franco Locatelli, presidente del Consiglio superiore di sanità (Css), nella conferenza stampa del giovedì nella sede romana della Protezione Civile, «fra 0,5 e 0,7 in funzione delle varie regioni».

Quello che i numeri continuano a confermare è la difformità geografica nella diffusione del virus. La Lombardia conserva il record di attualmente positivi con 33.873 casi, e una percentuale in aumento sul totale del 31,7. Segue il Piemonte (15.152), l'Emilia-Romagna (12.845), il Veneto (9.925) e la Toscana (6.171). Altra statistica interessante quella realizzata dell'Università Vita-Salute San Raffaele di Milano nell'ambito del Progetto europeo Horizon 2020, è in via di pubblicazione sulla rivista Actra Biomedica, che ha analizzato i tassi di mortalità per Covid-19 dall'inizio dell'epidemia e per i primi 55 giorni, ovvero fino al 17 aprile scorso. Ebbene, la provincia con il più alto tasso di mortalità cumulativa è Piacenza (258,5 morti ogni 100mila abitanti, seguita da Bergamo (255,9) e Lodi (247,8), e poi da Cremona, Brescia, Parma, Alessandria, Lecco e Sondrio. «Di che mostrano spiega il primo autore della ricerca, Carlo Signorelli, ordinario di Igiene presso l'Università Vita-Salute San Raffaele di Milano - che l'epidemia non guarda ai confini amministrativi ma piuttosto alle grandi vie di comunicazione e scambio».

Infine i vaccini. «Oggi - fa il punto Locatelli - abbiamo in corso di studio due potenziali vaccini in Usa, uno in Inghilterra, uno in Germania e uno in Cina che sono in una fase avanzata di sviluppo. Ma deve essere detto chiaramente che non vuol dire affatto imminenza di commercializzazione. Esistono tappe ineludili per documentare sicurezza ed efficacia». Inoltre, aggiunge Locatelli, «a oggi non abbiamo risposte certe su quanto dura l'immunità protettiva». Insomma, «ci vogliono mesi prima di poter pensare alla commercializzazione di questi vaccini». Niente fretta, niente illusioni.

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