"Ce ne ricorderemo", era stato il monito di Donald Trump di fronte alla riluttanza degli alleati europei della Nato di sostenere gli Stati Uniti nella guerra in Iran. Quello che era parso come uno dei tanti sfoghi del tycoon di fronte alle difficoltà di chiudere in fretta il conflitto, potrebbe presto tradursi in passi concreti. È la Reuters a rivelare l'esistenza di un'email interna del Pentagono che delinea le opzioni a disposizione di Washington per sanzionare i Paesi dell'Alleanza che non hanno supportato le operazioni militari Usa in Medioriente. Alcune delle opzioni, se attuate, sarebbero clamorose e rischierebbero di compromettere ulteriormente i rapporti politici e militari tra le due sponde dell'Atlantico. Tra le punizioni previste, la sospensione della Spagna dall'Alleanza e la revisione della posizione degli Stati Uniti riguardo alle rivendicazioni britanniche sulle Isole Falkland, a favore dell'Argentina di Javier Milei. Quest'ultima ipotesi, peraltro, giunge alla vigilia della visita di Stato della prossima settimana di re Carlo a Washington.
A tracciare nel dettaglio le opzioni strategiche a disposizione di Washington è stato Elbridge Colby, il sottosegretario alla Difesa per le questioni politiche, particolarmente frustrato per la freddezza - e in alcuni casi il rifiuto - degli alleati nel concedere ai caccia e ai bombardieri americani impegnati nel Golfo l'accesso e l'utilizzo delle basi e di sorvolo dello spazio aereo, noti con l'acronimo "Abo". Nella mail, Colby ha scritto che rappresentano "semplicemente il livello minimo assoluto per la Nato". Tuttavia, non viene paventata la possibilità di un ritiro Usa dalla Nato, come in passato aveva evocato lo stesso Trump. Del resto, servirebbe una maggioranza qualificata del Congresso, impossibile da ottenere nell'attuale situazione politica americana.
La notizia è subito rimbalzata in Europa, suscitando le reazioni dei principali interessati. "Non ci basiamo sulle email. Ci basiamo su documenti ufficiali e posizioni governative, in questo caso degli Stati Uniti", ha commentato il premier spagnolo Pedro Sanchez, impegnato a Cipro nel vertice informale della Ue. "La sovranità sulle Isole Falkland resta al Regno Unito" e "l'autodeterminazione è cruciale", sono state da Londra le parole del portavoce di Downing Street. Gli esperti in materia hanno fatto notare che i Trattati della Nato non prevedono la sospensione di uno Stato membro. Anche se, con il loro peso all'interno dell'Alleanza, gli Stati Uniti possono marginalizzare uno degli alleati dagli organismi decisionali, o ridimensionare il loro impegno nei vari Paesi. Eppure, è notizia delle stesse ore, gli Stati Uniti, proprio in Spagna, hanno appena assegnato un contratto fino a 100 milioni di dollari a una serie di imprese per la manutenzione e l'ammodernamento della base navale di Rota e per altre installazioni Nato in Spagna e Portogallo. Sempre da Cipro, la premier Giorgia Meloni (che ha negato nelel scorse settimane l'uso della base di Sigonella) ha affermato di "non vedere positivamente" le tensioni tra Washington e Madrid, invitando gli alleati a "rafforzare la Nato" e la sua "colonna europea".
Un appello che per ora si scontra con la retorica del segretario alla Difesa americano Pete Hegseth, per il quale "Europa e Asia hanno beneficiato della nostra protezione per decenni, ma il tempo di approfittarne gratuitamente è finito". Quanto all'iniziativa europea, guidata da Francia e Regno Unito per ristabilire la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz, Hegseth l'ha liquidata come "chiacchiere inutili".