Coronavirus

Scuola, le Regioni chiudono. Il Cts: "Stop con tanti casi"

Dad in otto su venti. Bonaccini: "Aiuti ai genitori". I tecnici: "Stretta in zona rossa e con alta incidenza"

Scuola, le Regioni chiudono. Il Cts: "Stop con tanti casi"

I dubbi sulla scuola, di nuovo. Il governo in vista della firma del nuovo dpcm che entrerà in vigore dal 6 marzo, ha chiesto al comitato tecnico scientifico un parere sulle percentuali sostenibili per la didattica in presenza. La bozza del provvedimento fissa la presenza in aula tra il 50 e 75%, ma già adesso in verità non si va oltre il 50. Secondo il Cts - riunito ieri - è necessario proseguire con le chiusure in base alle fasce di rischio. Scuole sempre chiuse in zone rosse, dunque, anche all'interno di regioni gialle: «C'è un impatto dei nuovi contagi nelle scuole, ma differenziato. Per questo sarebbe auspicabile una modulazione delle misure a seconda delle zone, variabile in base a Comuni o Province e non soltanto su base regionale». Sarebbe questo l'orientamento fornito dal comitato, secondo cui «con la stabilità dei contagi in zona gialla per 3 settimane consecutive, le attuali disposizioni sulle lezioni in presenza non dovrebbero cambiare». Ma in caso di dati allarmanti si procederà a prescindere dal colore.

La realtà però è che la didattica a distanza è già tornata al 100% in molte scuole, con le Regioni che ancora una volta, fanno da sé. Ieri il governatore Vincenzo De Luca ha annunciato la chiusura di tutte le scuole in Campania a partire da domani fino al 14 marzo. Protestano i comitati dei genitori ma De Luca tira dritto, davanti ai casi di variante inglese rilevati in alcuni plessi di Napoli: «Prima dobbiamo completare la vaccinazione del personale scolastico e poi parleremo di riapertura», ha detto. Potrebbe trattarsi di uno stop non breve visto che «di AstraZeneca abbiamo 142mila dosi a febbraio e 164mila a marzo, dunque abbiamo possibilità di completare la vaccinazione del personale scolastico per marzo». Scuole chiuse anche in Abruzzo da lunedì. «È stata una decisione difficilissima e dolorosa» ha detto il governatore Marco Marsilio. E anche in Basilicata, ora in fascia rossa, è stato deciso che dal 1 al 5 marzo le scuole saranno tutte a distanza.

Pronti a chiudere anche le classi «senza se e senza ma», annuncia il presidente facente funzioni della Calabria Nino Spirlì, che ha convocato l'unità di crisi per i casi di varianti: «Se sarà confermata la presenza delle varianti provvederò a fermare tutte le attività veicolo di contagio». In Emilia-Romagna da martedì sarà estesa la zona arancione scuro e scatterà la didattica a distanza al 100 per cento in ogni scuola di ordine e grado. Il governatore Stefano Bonaccini assicura che «siamo al lavoro col governo per avere ristori veloci e congedi parentali per non lasciare soli i genitori». Il presidente dell'Anci Antonio Decaro ha chiesto invece che la scuola resti aperta il più possibile ma «se c'è necessità di chiudere, perché si riesce a dimostrare che la catena del contagio aumenta tenendo aperte le scuole, è chiaro che si fanno valutazioni diverse». In Puglia il governatore Michele Emiliano ha firmato un'ordinanza che impone la Dad al 100 per cento dal 24 febbraio al 14 marzo per gli istituti di ogni ordine e grado. Il Tar della Puglia ha già respinto anche il ricorso di alcuni genitori contro il provvedimento. La Lombardia tornerà «arancione», ma la chiusura delle scuole d'infanzia, elementari e medie è prevista nelle zone «arancione rafforzato»: chiuse dunque in provincia di Brescia e nei Comuni di Viadanica, Predore San Martino, Sarnico, Villongo, Castelli Calepio, Credaro e Gandosso in provincia di Bergamo, e a Soncino (Cremona).

Nelle Marche il presidente Francesco Acquaroli ha firmato un'ordinanza che prevede fino al 5 marzo la Dad al 100% nelle scuole superiori. Nelle province di Ancona e Macerata anche le seconde e terze classi delle scuole medie. La palla al governo, che sembra orientato a seguire la differenziazione in base ai dati sui contagi.

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