Cronache

Se i fratelli ingombranti aiutano a diventare grandi

Sorpresa da una ricerca scientifica inglese su 220.000 scolari: i voti positivi al maggiore spronano il minore. Che spesso diventa più bravo

Se i fratelli ingombranti aiutano a diventare grandi

La fine di un mito: ma, una volta ogni tanto, un mito scomodo e duro da gestire. Il mito per cui, se hai un fratello maggiore eccellente, tenere il suo passo, prendere i suoi stessi bei voti a scuola, raggiungere le sue stesse vette nella carriera e nella vita, sarà una sfida persa in partenza.

Altro che crescere all'ombra del fratellone ingombrante: una ricerca svolta su 220mila bambini ha sancito che avere un fratello maggiore bravo a scuola è un vantaggio, nei risultati scolastici, anche per il più giovane. Lo studio, realizzato dall'Università di Essex, ha scovato quello che gli accademici chiamano «Sibling Spillover Effect», «effetto crescita grazie a un fratello». Il team dei ricercatori Brigitta Rabe e Cheti Nicoletti (presso l'Istituto per la ricerca economica e sociale di Essex) ha tratto le conclusioni sul 93% dei bambini in esame durante i loro studi alla scuola statale. Dati che per la prima volta confrontano il profitto dei fratelli e non solo l'influenza dei genitori sulla carriera dei figli.

L'idea che un fratello o una sorella maggiore - soprattutto se del nostro stesso sesso - ingombrino la nostra vita con la loro ombra sontuosa, la paura di non essere all'altezza, il bisogno di tirare i remi in barca perché tanto non c'è partita, potrebbero essere pensieri stantii, pretesti inconsapevoli con noi stessi, e con scarso riscontro nella realtà. Del resto, fratelli e sorelle minori che hanno pareggiato i conti coi primogeniti (e qualche volta li hanno scavalcati) non sono pochi. Al fianco del fratello John Fitzgerald Kennedy durante la presidenza, in qualità di ministro della giustizia, Bobby eguagliò e forse superò le simpatie di John negli Stati Uniti, e la sua corsa alla Casa Bianca fu spezzata da un attentato esattamente com'era accaduto a suo fratello. Quella che sarebbe parsa un'eredità colossale, impossibile da reggere, fu per lui energia, continuità, un esempio da onorare e, forse, addirittura da vincere amorevolmente.

E non è neanche l'unico caso «presidenziale»: anche il fratello minore di George W. Bush, Jeb Bush, ha annunciato la sua possibile corsa alla Casa Bianca nel 2016. «Penso che voglia fare il presidente - ha commentato George - . Penso che sarebbe un ottimo presidente perché capisce cosa comporta il lavoro». Altro che «fratelli coltelli». E la stessa antifona può valere per le sorelle. Protagoniste dello star system italiano, entrambe giornaliste, le sorelle Cristina e Benedetta Parodi non si sono fatte mettere i bastoni tra le ruote l'una dall'altra. Anzi: specialista delle cronache Cristina e fantasista dei fornelli Benedetta, hanno cercato e trovato ciascuna la propria dimensione, guardando con sereno rispetto ai propri talenti. Niente ombre schiaccianti neanche in casa Pivetti, dove la «piccola» Veronica si è scoperta attrice senza paura dei successi in politica e in televisione della sorella maggiore Irene. Così pure tra i fratelli Paolo e Carlo Virzì, niente affatto scoraggiati dall'essere entrambi registi e condividendo, anzi, anche la passione per la musica. Il magazine Forbes , nel frattempo, ha sancito che gli attori Luke e Owen Wilson sono i fratelli più noti di Hollywood: debuttarono al cinema insieme nel '96 e hanno sempre intrattenuto rapporti serafici e imperturbati.

Secondo la ricerca sul «Sibling Spillover Effect», i benefici dell'avere un fratello in gamba raddoppiano se la coppia di fratelli frequenta la stessa scuola. Perché niente rincuora e appassiona di più, allo stesso tempo, che calcare orme amate.

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