L a nostra laicità suggerisce che della nostra vita possiamo fare ciò che vogliamo, anche sopprimerla. La questione è che proprio in linea di principio non possiamo fare quello che vogliamo perché apparteniamo a una comunità che si è data le sue regole di convivenza da rispettare. Talvolta, però, la loro trasgressione diventa un'occasione di emancipazione.
Una persona decide di togliersi "scientificamente" la vita: "scientificamente" perché non avendo il coraggio di suicidarsi, chiede l'aiuto ad altri o, meglio, ha una struttura pensata e costruita proprio con quella finalità. Siamo di fronte a un modello di emancipazione dai vecchi e superati i principi? Sono convinto che se è una macchina che tiene in vita una persona, non è lei a vivere, ma è la macchina che funziona, cioè che vive al posto della persona. In queste circostanze ritengo accettabile spegnere la macchina: decisione che drammaticamente mi sono trovato a prendere.
Ma se la persona sta bene? Per un cristiano, un ebreo, la vita è un dono che non abbiamo il diritto di rifiutare. Ma se non c'è la fede, perché non possiamo rifiutare il dono della vita che ci hanno dato i genitori? Un dono si può accettare o rifiutare.
Ma non è il dono in questione: se sto bene, la vita è molto più di un dono, è un valore etico in quanto educativo. Io non sono padrone della mia vita perché è anche dei miei figli, di mia moglie, dei miei amici: si educa con l'esempio, e la mia volontà di morte diventa un distruttivo modello di rappresentazione dell'esistenza non solo per coloro che mi sono vicini, ma per lo stesso contesto sociale in cui sono inserito. La mia ricerca della morte diventa un nefasto esempio di nichilismo, laddove, invece, la base fondante del principio educativo per tutti è oltrepassare il sentimento distruttivo, reattivo, per guardare avanti verso il futuro.
Sentimento del futuro che manca in chi decide di sopprimersi: è
comprensibile, ma non da noi accettabile per motivi etici in quanto educativi, avendo noi il dovere civile di ricordare e insegnare che il magnifico segreto del tempo che passa ci svela che mai niente è stabilito una volta per tutte.