"Se la passione si trasforma in odio"

Pubblichiamo alcune delle molte lettere d'amore giunte in redazione. Continuate a scrivere a letteredamore@ilgiornale.it

"Se la passione si trasforma in odio"

Gabriella mia, ti guardo mentre dormi accanto a me. Quante volte ti ho detto che tu sei la luce della mia vita? Te lo dico ancora una volta e te lo ripeterò ancora, ringraziando Dio per averti messa sulla mia strada. Molti anni sono passati, testimoniati dai nostri figli e dai nostri nipoti. Ma tu sei sempre la stessa: la ragazzina che mi ha conquistato e che poi è diventata donna, mamma e nonna, conservando quelle doti innate e meravigliose che ti fanno amare da coloro che incontri. Perché tu sei saggia ed equilibrata nel pensare e nel giudicare, ma capace di slanci affettivi e pronta a condividere gioie e dolori con chi ti sta vicino, a confortare e rasserenare chi ne ha bisogno, a volte con le parole e con gli sguardi, a volte solo con la tua presenza. Amo tutto di te: la serenità che sai diffondere tra coloro che ti circondano; la generosità con cui sai spenderti senza riserve per gli altri; la saggezza che deriva dalla sapienza del cuore; l'amore che mi dai e che mi sostiene da una vita; e il tuo corpo, un po' segnato dal tempo che fugge, ma pronto ad entusiasmi giovanili quando incontra il mio. Buona notte, amore. A domani.

C arissimo Amore, ora che siamo giunti alla soglia incanutita della vecchiaia eccomi qua a scriverti una lettera che non leggerai mai, chiamandoti ancora amore. Quando ci conoscemmo tanti, troppi anni fa, io seppi cos'era l'amore, quello che s'incontra una volta sola nella vita e ne fui travolta, sconvolta in ogni angolo del corpo e della mente. Credetti d'aver raggiunto una felicità ch'era luce senza confini, non mi sfiorò nemmeno il sospetto che tu avresti fatto di tutto affinché l'ombra della tua superficialità la riducesse a cenere. Ma l'amore mio non s'è mai arreso anche se ora è l'ombra di se stesso, anche se la sua quiete lo rende quasi irriconoscibile, tu sei qui accanto a me, noi viviamo assieme anche se ci perdiamo in mondi diversi tu radicato nella cruda realtà, io nei miei guizzi pindarici nella speranza d'incontrarti ancora e provare quel brivido che solo le tue dita seppero darmi. Lo sai io ti amo ancora e tu?

Lettera firmata

R inaldo, ho provato a pensare alla mia vita senza te.

Mi sono sentita «mutilata». Il mio amore per te è grande e dura da quel lontano pomeriggio d'estate quando, nel cuore della giovinezza, i nostri sguardi si sono intrecciati. Sono trascorsi quarant'anni da allora e io stessa, qualche volta, mi sorprendo per quanto ti penso e quanto stia bene con te. Quanta vita abbiamo condiviso e condividiamo, quanti interessi, sentimenti. Talvolta sono incredula nel ricevere ancora le tue dichiarazioni d'amore. Ma poi, le conferme parlano da sole. In questo mondo che si muove in fretta, molte volte superficiale e cinico un'oasi d'amore come la nostra, non ha prezzo. È vita, è gioia, è forza, è speranza. No, nessuno potrebbe sostituirti. Come potrei vivere sola e senza sentirmi così amata? Il vuoto si farebbe immenso... il dolore mi porterebbe via.

Laura Gregorig Saunig

B uon compleanno principessa, andiamo incontro alla vecchiaia e lo facciamo insieme. Noi pensiamo allo stesso modo. Leggiamo le nostre menti. Sappiamo ciò che l'altro vuole senza chiedere. A volte ci irritiamo un po' l'un l'altro. Altre volte, forse, ci diamo per scontati. Ma di tanto in tanto, come oggi, penso a tutto questo e mi rendo conto di quanto sono fortunato a condividere la mia vita con la più grande donna che abbia mai incontrato. Sai ancora affascinare e mi ispiri. Mi incoraggi al meglio. Sei l'oggetto dei miei desideri, la prima ragione della mia esistenza sulla Terra. Ti amo e ti amerò per sempre. Buon compleanno principessa.

Patrizio Pesce

A vevo una ragazza, sorda come me, l'amavo con tanta gioia, anche se entrambi avevamo difetti di carattere. Lei allora aveva 19-20 anni, io 28. Ero fresco di laurea. Mi impegnavo a realizzare quel rapporto d'amore che avevamo iniziato insieme. Non mi importava la fatica, né le distanze. Un bastardo giorno di febbraio tutto crollò! Davanti agli occhi dei «suoi» amici, io ero ormai un intruso, e non un uomo che sapeva dare tanto amore. Come non poter dimenticare quel giorno bastardo di giugno 2003, quando, salito sul treno per tornare a casa, mi disse: «finalmente, sono felice di vederti partire». Quanto strazio nel mio animo ho dovuto versare! Quel dolore non c'è più oggi: si è trasformato in profondo odio. Ha distrutto il futuro che stavo costruendo: maledetta tu sia, o infame donna, L.!!

Lettera firmata

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