Se la paura può salvare l'umanità

La centrale nucleare ucraina occupata dai russi è il nucleo metafisico di questa guerra, il non-luogo dove gli uomini tutti, aggressori e aggrediti, sono infinitesimali e invisibili particelle di terrore, null'altro.

Se la paura può salvare l'umanità

Quando ti vedi costretto ad augurare lunga vita a chi ha fatto irruzione in casa tua con il dichiarato obbiettivo di ammazzarti, vuol dire che la dimensione umana è già morta, e che si è entrati (tutti, aggressori e aggrediti) nella dimensione metafisica, dove ciò che è fisico, la vita, non ha più diritto di cittadinanza, conta molto meno di zero. La centrale nucleare ucraina occupata dai russi è il nucleo metafisico di questa guerra, il non-luogo dove gli uomini tutti, aggressori e aggrediti, sono infinitesimali e invisibili particelle di terrore, null'altro. C'è un bellissimo romanzo di Gabriel Chevallier sulla Prima guerra mondiale che ha anche un titolo bellissimo, per essere un romanzo di guerra, un titolo onesto: La paura. A un certo punto il protagonista, Jean, dopo aver visto i cervelli spappolati dalle granate, gli arti amputati dalle mitragliatrici, e poi la viltà, il cinismo, la doppiezza, la crudeltà dall'una e dall'altra parte, pensa: la ragione ha più paura del corpo, quindi «evito di consultarla». Ecco, un secolo fa, per tentare di salvarsi, in guerra occorreva non pensare, affidarsi alle gambe, alle braccia, alla fame, alla sete, e la testa usarla soltanto per coprirla con l'elmetto. Tornare alla propria animalità. Invece oggi, dopo che la Seconda guerra mondiale ci ha fatto conoscere la definitiva materializzazione della Paura sotto forma di bomba atomica, occorre affidarsi a un misero brandello di ragione, quello che possa far pensare a tutti, aggressori e aggrediti, che è finito il tempo dell'«o io o te», del duello con in palio la vita, del gesto votato all'eroismo. Perché laggiù a Zaporizhzhia chiunque facesse la mossa sbagliata, la farebbe per il mondo intero. Si prenderebbe la responsabilità di dichiarare, per l'ultima volta, chiuse le ostilità, senza più vittorie mutilate, senza più rivincite, senza più rancori, sanzioni, prigionieri. Andrebbe tutto al macero, compreso il macero. E allora, visto che la paura non è più quella di cui scriveva Chevallier, visto che non esistono più margini di errore, visto che non si può più lanciare la moneta in aria per vedere se uscirà testa o croce perché, lanciando quella moneta, poi non ci sarebbero più né teste, né croci, la cosa migliore da fare è affidarsi al valore salvifico del Terrore, la più democratica delle condizioni umane.

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