Torna di nuovo sotto i riflettori, in Campania, la gestione dell'assistenza degli immigrati. Tra il 2014 e il 2018 oltre 20 milioni di euro sarebbero stati assegnati al Consorzio Maleventum per accogliere i richiedenti protezione internazionale, ma una parte significativa di quei soldi sarebbe finita nelle tasche di chi gestiva il tutto.
La vicenda obbliga a riconsiderare alcune questioni. Come nel caso Soumahoro e in altri ancora, le iniziative a favore degli stranieri suscitano perplessità. I partiti che sostengono con decisione l'arrivo di stranieri sono sicuramente mossi da ragioni ideologiche: dall'idea che il Terzo Mondo sia il nuovo proletariato fino all'illusione che storie e culture non esistano (e che ognuno possa integrarsi con chiunque). Al tempo stesso ci sono anche interessi: elettorali, da un lato, ed economici, dall'altro.
C'è poi un tema più generale. Ogni apparato tende infatti a farsi "autoreferenziale": le burocrazie, insomma, sono più utili a chi vi lavora che non a chi dovrebbe essere aiutato. Questo vale in molti ambiti e già al tempo di Giulio Andreotti la riforma che introdusse tre maestri elementari su due classi fu giustificata con vari argomenti pedagogici, ma fu essenzialmente voluta perché creava tante cattedre in più.
Nelle attività statali (che sono "fuori mercato"), gli interessi dei membri delle varie strutture tendono ad avere la meglio sui diritti dei destinatari. Luigi Einaudi raccontò una vicenda sul Piemonte settecentesco che, di fronte al moltiplicarsi di volpi che aggredivano i pollai, creò un corpo per fronteggiare i predatori: salvo poi scoprire che gli stessi che alla luce del sole cacciavano le volpi di nascosto le allevavano
Può darsi che le inchieste sull'immigrazione nel Beneventano portino alla luce una
gestione criminale: lo vedremo. Già ora si può dire, però, che i soldi dei contribuenti destinati alla solidarietà servono assai più ai funzionari che non ai poveracci. E questo suscita serie perplessità in quanti pagano.