Se la suora si fa tentare dalle sfide infernali

C'è chi a 98 anni allena a basket e chi a 87 fa sport estremi. E una sorella corse per la Casa Bianca

Se la suora si fa tentare dalle sfide infernali

Se le vie del Signore sono infinite Suor Madonna Buder, che detto così suona quasi una bestemmia, le ha percorse tutte d'un fiato: 3,860 chilometri a nuoto, 180,260 in bicicletta e 42,195 di corsa. Che per una nonnina di 87 anni è quasi un miracolo. Marie Dorothy Bude, detta «Iron Nun», suora di ferro, è l'ironman, o meglio l'ironwoman, più anziana del mondo e la sua storia a raccontarla sembra non stare né in cielo né in terra. Tutta casa e chiesa fino a 48 anni, poi l'illuminazione, come Paolo sulla via di Damasco: lo sport estremo come vocazione, l'inferno in terra per chi lo pratica. Da allora ha partecipato a più di quaranta di queste vie crucis da uomini bionici ed è sempre arrivata in fondo. Questione di allenamento. Ogni giorno fa 20 chilometri di corsa per celebrare due messe in due città diverse. Fortuna che, come si diceva una volta, non deve far visita alle sette chiese.

Suor Madonna non è la sola sorella a essersi sposata, oltre che con Gesù, con l'impresa pazza, il colpo di testa, la tentazione a cui non puoi resistere. Con effetti spesso imprevedibili. «Cos'è bianco-nero-bianco-nero-bianco-nero-bianco-nero-bianco? - ironizzava Woody Allen -. Una suora che ruzzola dagli scalini...». L'ultima a far parlare di se è Sister Jane, al secolo Jean-Dolores Schmidt, novantotto primavere consacrate al basket, cappellano gesuita e guida spirituale dei Loyola Ramblers Chicago. Che quest'anno, grazie a una serie benedetta di risultati, può replicare l'impresa di 55 anni fa, quando la squadra vinse il titolo NCAA ai supplementari contro Cincinnati. Nonna Jean è un incrocio tra un santino e un santone: una nonna a cui rivolgersi per trovare una carezza nei momenti difficili, un tecnico a cui chiedere consigli per uscire dall'angolo, un'icona a cui raccomandarsi in ogni momento, dopo essersi concentrati sulla preghiera prima della partita, cosa su cui Sister Jane non transige. Nonna prepara relazioni dettagliate sugli avversari, anche adesso che siede su una sedia a rotelle, spia i punti deboli altrui, aggiusta la mira dei suoi. Non è una novizia: ha giocato a basket da liceale a San Francisco e dopo essere diventata suora, ha insegnato in una scuola di Los Angeles e allenato squadre di basket, pallavolo e softball. È lei che i giocatori corrono ad abbracciare dopo ogni partita.

Sembra di sentire Whoopy Goldberg in Sister Act: «C'è forse qualcuno che non ama le suore? Tutti le adorano. Sono irresistibili!». Soprattutto quando decidono di uscire dal seminato. Quando Suor Cristina Scuccia vinse il talent The Voice of Italy, i suoi gorgheggi, tra Girls Just Wanna Have Fun e Like a virgin, toccarono le 47 milioni di visualizzazioni su YouTube. Adesso, per scelta, è un po' sparita, come Suor Paola D'Auria, l'ultrà della Lazio che fece la fortuna di Quelli che il calcio. Dice che le critiche l'hanno un po' ferita e che forse non rifarebbe più l'esperienza. La popolarità, si sa, è croce e delizia.

Cosa dire allora di suor Caroline Killeen che si candidò alla Casa Bianca predicando la legalizzazione della marijuana? Devota a San Francesco d'Assisi, voleva Mario Cuomo come vice, mettere una stufa a legno nello studio ovale, fili per la biancheria nel Giardino delle Rose e un orto al posto del prato all'inglese. O di suor Nicolette Vennaro che, dopo aver rischiato la paralisi per una febbre reumatica, corse una quarantina di maratone per sistemare il convento di Syracuse, che andava a pezzi. Ancora oggi la inseguono la tv e lei non dice mai di no alle interviste. Ma come si fa a darle la croce addosso?