Secoli di baruffe e ostilità. Da Napoleone a Churchill, una vita da "cari nemici"

Dagli imperi ai conflitti del '900, la pesca è solo l'ultimo caso. Dopo la Brexit alleanza in crisi

Secoli di baruffe e ostilità. Da Napoleone a Churchill, una vita da "cari nemici"

In fondo è la guerra del merluzzo, dello sgombro e dell'anguilla. Sono i pesci che nuotano nel mare attorno a Jersey e le sessanta barche francesi hanno occupato la zona, libera pesca in libero canale. È una questione di vicinato, a volte si va in tribunale, a volte si passa ai coltelli.

La storia di baruffe e di conflitti tra i due imperi è vecchia di secoli, battaglie medioevali come ad Agincourt dove Enrico V sbaragliò i francesi e per non perdere le cattive abitudini, guerra dei cent'anni, guerre napoleoniche, prima di una pausa, all'inizio del Novecento con l'Entente cordiale, il grande supporto britannico per la liberazione del territorio francese dai nazisti (Dunkerque) ma poi fumi grigiastri sulle colonie africane e Suez e ripicche più recenti tra De Gaulle e Churchill, il generale diffidava dei rapporti troppo stretti e non chiari del tutto tra Francia e Washington, arrivando a bloccare l'entrata della Gran Bretagna nella comunità economica europea. Per i loro dirimpettai di Francia, gli inglesi sono «i nostri più cari nemici», così definiti perfettamente da José-Alain Fralon, giornalista e scrittore. Se Macron ha celebrato, secondo storia e fede, i duecento anni dalla scomparsa di Napoleone, il suo sodale Boris Johnson ha evitato l'argomento pur conoscendo alla perfezione l'imperatore e la sua storia, così come Winston Churchill ne era estasiato. Ma l'isola di Jersey, per estensione, la metà dell'Elba, tanto per restare nell'epoca napoleonica, resta una provocazione geografica, storica ed economica. E così vicina alla costa francese e così lontana da quella inglese che i pescatori di Normandia rifiutano l'idea di essere prigionieri di trattati sottoscritti da chi poi approfitta del prodotto pescato per fare festa nei circoli londinesi.

Il problema è complicato perché Jersey non fa parte del Regno Unito ma dipende direttamente dalla Corona, non è nazione sovrana pur battendo moneta, la sterlina di Jersey che circola sull'isola ma non ha valore nel Regno Unito pur essendo accettata, come quella scozzese. Una delle tante favole britanniche, Jersey non significa soltanto un tessuto di maglia, divenuta leggera e di moda grazie alla francese Coco Chanel, ma deve il suo nome alle maglie, quelle pesanti, indossate dai pescatori dell'isola. Fin qui siamo nel folkloristico ma quando si tratta di economia, e la pesca ne è una voce determinante, la pace viene sospesa e le provocazioni sono continue. La Francia garantisce il novantacinque per cento della fornitura di energia elettrica e la poco diplomatica Annick Girardin, radicale di sinistra, ministro della marina di Francia, dal governo Castex, ha minacciato di interrompere il servizio, chiudendo tre condotti che contengono i cavi elettrici. Non siamo alla battaglia di Trafalgar, non risultano vascelli da guerra eppure la Royal Navy ha mosso la Tamar e la Severn, due cacciatorpedinieri dotati di mitragliatrici e pista di atterraggio per elicotteri.

Viaggiando con le fiction di moda le ultime dichiarazioni fanno tornare alla mente le Malvinas o Falklands, dipende da chi ritiene di avere ancora oggi lo ius primae. Parigi ha risposto inviando due navi in perlustrazione e a difesa nelle acque territoriali. Sessantasei milioni di francesi contro centomila abitanti dell'isola dei merluzzi e degli sgombri, tutto è possibile ma tutto è,ormai, fortunatamente concluso.

La manifestazione pacifica è finita, le barche dei pescatori, prima del tramonto, hanno fatto rientro nei piccoli porti di Normandia, Carteret, Barfleur, Saint-Vaast-La Hougue. Sull'isola è tornata la quiete, con un solo timore: che la ministra Girardin possa togliere la luce. Non si può rischiare il buio e la guerra per un'orata.

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