Sepoltura vietata. E la Cina distrugge le bare

A rendere obbligatoria la cremazione provò anche Mao. Ma il popolo fa resistenza

Sepoltura vietata. E la Cina distrugge le bare

Cataste di bare, ammucchiate l'una sull'altra per essere demolite con la ruspa. Le foto, insieme ai video della polizia che entra nei villaggi e preleva a forza le casse di legno dalle case dei poveri contadini di Ganhou, Jian e Yichun, circolano dallo scorso weekend sui social network e indignano la Cina. Il motivo? Una legge della provincia del Jiangxi, nel sud-est del Paese, che dal 1° settembre renderà obbligatoria la cremazione delle salme e vieterà l'inumazione classica.

È una mera questione di spazio, e non tanto per la densità della popolazione quanto per il fatto che in quelle zone rurali ogni centimetro quadrato di terra è prezioso per l'agricoltura. Il problema è la tradizione, per cui anche le più povere delle famiglie risparmiano faticosamente per acquistare le loro bare mentre sono in vita: da quelle parti si ritiene che conservarle in casa porti fortuna e longevità. E quindi ci si può immaginare come abbiano reagito a quella spoliazione forzata, anche perché sembra proprio che le forze dell'ordine non abbiano usato alcun riguardo. «C'è qualche motivo per comportarsi in modo così brutale e barbaro?», si è chiesto in un editoriale il People's Daily che è il quotidiano del Partito Comunista Cinese.

La gente non ne voleva sapere di consegnare le bare, anche se le autorità hanno provato a incentivare le procedure offrendo 2.000 yuan (circa 250 euro) a cassa. Una cifra troppo bassa considerando che in media costano più del doppio, e comunque non sufficiente per compensare il danno emotivo. In alcuni casi i proprietari vi si sono coricati per impedire il trasporto, un ragazzo (che ha voluto rimanere anonimo) ha denunciato come la polizia non abbia avuto pietà nemmeno dei suoi nonni 70enni rimuovendone i futuri feretri, costruiti a mano con legno delle loro zone d'origine, da un tempio dove erano sistemate da 30 anni.

La questione infatti non è nuova e ha già riguardato altre regioni della Cina. In aprile il governo della contea di Yiyang ha reso noto di aver riesumato un cadavere solo perché non era stato sepolto rispettando la nuova politica funeraria, mentre nel 2014 il Beijing News riferì che sei anziani cittadini di Anqing si suicidarono prima che la nuova legge entrasse in vigore in modo da poter essere sepolti in modo tradizionale.

Ma tutto era iniziato molto tempo prima, quando c'era ancora Mao Tse-tung. Già nel 1956 dittatore provò a rendere la cremazione il rito funerario principale, ma anche lui incontrò parecchie resistenze e la riforma fallì. Va anche detto che poi lui stesso non diede il buon esempio facendosi imbalsamare, tanto più che oggi le sue spoglie sono conservate a Pechino in un mausoleo. La Cina non voleva cambiare mezzo secolo fa e non vuole cambiare neanche adesso: «La nostra cultura si basa sulla devozione agli antenati», scrisse lo storico Zou Zhendong. E le quasi 6.000 bare rastrellate in 24 diversi villaggi nell'ultimo mese sono un'offesa insopportabile.

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