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L’iman di Torino fa retromarcia

Shahin nel Cpr Il vescovo solidale

L’iman di Torino fa retromarcia
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"Le mie parole sono state travisate. Mi dispiace tanto. Sono un uomo di pace. Non ho un ruolo di rilievo in ambienti dell'Islam radicale, come è stato detto. Mi dispiace davvero se le mie parole sono state male interpretate. Chiedo di restare in Italia. Se verrò trasferito in Egitto, la mia vita sarà a rischio". A parlare è Mohamed Shahin, 47 anni, l'imam di Torino (nella foto), chiuso nel Cpr di Caltanissetta che rischia l'espulsione dall'Italia perché accusato di legami con il radicalismo islamico. Shahin ha incontrato l'avvocato Anthony De Lisi, Garante dei detenuti della Regione siciliana. Intanto la giudice di Torino Maria Cristina Pagano ha convalidato il provvedimento di trattenimento. L'uomo resta così al Cpr di Caltanissetta. Egiziano, sposato con 2 figli, è in Italia da 21 anni. Da giorni si susseguono sit-in e fiaccolate davanti alla prefettura per evitarne l'espulsione. Il procedimento è scattato dopo un intervento al megafono in piazza Castello, durante una manifestazione per festeggiare il cessate il fuoco a Gaza. "Quello che è successo il 7 ottobre non è una violazione, non è una violenza", avrebbe detto Shahin. Inoltre gli è stata contestata la partecipazione a due cortei che hanno bloccato il raccordo per l'aeroporto di Caselle, portando all'accusa di interruzione di pubblico servizio.

De Lisi gli ha mostrato, poi, il video-appello del vescovo di Pinerolo monsignor Derio Olivero, in cui il religioso ricorda che "Shahin è da 20 anni nel nostro paese, ha sempre lavorato con serietà, è incensurato e da imam ha sempre lavorato per il dialogo".

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