Stazione Termini a Roma, Quarto Oggiaro a Milano e Aurora a Torino. Sono questi i tre quartieri italiani classificati come "no-go zones" dal rapporto della fondazione "New Direction- Foundation for European Conservatorism" presentato ieri alla Camera.
Un focus sulle aree urbane delle grandi città europee dove è più forte il radicalismo islamista e dove, come ha spiegato il direttore della fondazione, l'europarlamentare Nicola Procaccini, co-presidente del Gruppo Ecr al Parlamento Europeo, si assiste "all'emergere di società parallele in cui le leggi dello Stato sono progressivamente sostituite dai codici della radicalizzazione e della legge della violenza". Sì tratta di quartieri dove neppure le forze di polizia riescono a entrarvi per mantenere l'ordine pubblico tanto da sconsigliare ai non residenti di frequentarle. Aree dove la sharia, la legge coranica ha preso il sopravvento.
La situazione italiana non è drammatica come nel quartiere Molenbeek di Bruxelles o La Castellane di Marsiglia, ma è comunque seria. Nei tre quartieri italiani sopra citati, infatti, i tassi di criminalità sono particolarmente elevati e spesso superiori alla media europea. Una situazione che, come conferma il rapporto del 2021 della Direzione Centrale della Polizia Criminale, è caratterizzata dalla migrazione irregolare. I nigeriani, in particolare, sono attivi a Milano, Roma e Torino con bande quali Black Axe e Eiye Confraternity che sfruttano i "negozi africani" come copertura per il traffico di cocaina, la prostituzione coatta e il riciclaggio di denaro sporco.
Le operazioni di polizia si sono concentrate a Roma e Milano, snodi chiave per lo sfruttamento dei migranti e, infatti, anche il rapporto annuale 2024, evidenzia che il Lazio e la Lombardia rappresentano le Regioni con la più alta concentrazione di spaccio e associazione a delinquere, operata perlopiù da albanesi (il 16,44% dei 9.758 indagati stranieri). Gli stranieri, in Italia, rappresentavano il 32,3% di tutti i reati di droga. Ma non solo. Nel 2024, su 114 casi di intimidazione a scopo criminale ben 44 si sono verificati in Lombardia e nel Lazio (38,6%), con 10 direttamente legati alla criminalità organizzata (il 71% di tali casi a livello nazionale). Si tratta di aree dove il controllo del territorio è molto debole da parte delle forze dell'ordine, anche il governo con i decreti sicurezza e l'istituzione delle "zone rosse", osteggiate dai sindaci del Pd, sta cercando di invertire la rotta e di impedire che in questi quartieri la Sharia si sovrapponga alla legge dello Stato.
"Per approcci ideologici non si vuole considerare il tema della sicurezza come un tema centrale per poi scaricare la responsabilità unicamente sul governo centrale laddove le cose non funzionano", spiega la deputata di Fratelli d'Italia e responsabile immigrazione del partito, Sara Kelany che, nel corso del suo intervento, ha anche ricordato che la sua proposta di legge contro il separatismo islamico è ora alla Camera incardinata in commissione Affari costituzionali. Nel rapporto, infatti, si mette in evidenza come in Francia, Germania, Belgio, Svezia e Paesi Bassi ci sia già da anni una saldatura netta tra i partiti di sinistra e l'elettorato islamico.
Un fenomeno ancora limitato in Italia, anche se alle comunali di Monfalcone si sia già presentata una lista islamica e in quartieri come la Bolognina di Bologna, roccaforte della sinistra, le comunità marocchine e pakistane siano in crescita. Anche nei quartieri Barriera di Milano a Torino e Quarto Oggiaro a Milano la comunità musulmana vota a sinistra.