Lo show di Melania e la notte di Pompeo

La first lady: "Donald ama il Paese". Il segretario di Stato punta a Usa 2024

Da ombra di Donald Trump ad anima istituzionale del partito, con un occhio al 2024. Mike Pence si propone in questa veste, più aderente alla recente tradizione del Grand Old Party, nella convention che oggi incorona ufficialmente Donald Trump come candidato repubblicano di Usa 2020.

Il vice presidente, in passato spesso criticato per il suo ruolo apparentemente ridimensionato rispetto all'esuberanza del Comandante in Capo, lancia il ticket Gop per la conquista del secondo mandato, ma punta anche a proporsi al paese come la figura più solida per le elezioni che si terranno tra quattro anni. Pence porta la terza serata della convention a Fort McHenry, la fortezza ora monumento nazionale da dove gli americani difesero nel 1814 il porto di Baltimora nella guerra contro gli inglesi, ispirando il poeta Francis Scott Key a scrivere «The Star-Spangled Banner», diventata poi l'inno nazionale. Nella notte dedicata all'America «terra di eroi», il numero due del tycoon sceglie questa location patriottica del Maryland per accettare la sua nomination, rendendo omaggio a simboli degli Usa come l'inno, e rilanciando la crociata del presidente contro gli atleti che si inginocchiano in segno di protesta, in contrasto con le manifestazioni contro le discriminazioni razziali riesplose dopo il ferimento dell'afroamericano Jacob Blake.

Pence attacca la coppia democratica Biden-Harris, che definisce «pericolosa per l'America», mirando a conquistare soprattutto evangelici e conservatori. E ribadendo come Trump sia la scelta migliore per l'economia, la legge e l'ordine. Per l'ex governatore 61enne dell'Indiana, tuttavia, e' anche l'occasione per gettare le basi della sua corsa alla Casa Bianca nel 2024, aggiungendosi ad un elenco di potenziali contendenti tra cui il segretario di Stato Mike Pompeo e l'ex ambasciatrice all'Onu Nikki Haley. Il tutto prima della sua vera (e probabilmente unica) occasione da protagonista in questa campagna elettorale con il dibattito televisivo contro l'aspirante numero due democratica, Kamala Harris. Pence deve cercare di uscire dall'ombra di Trump e dal ritratto di combattente leale, ma poco carismatico e incisivo. «È un buon soldato, ma non dominante, non penso che la gente farebbe di tutto per lui e non può aspettarsi di essere consacrato solo perché ha servito come vice presidente», lo ridimensiona Scott Jennings, stratega repubblicano vicino al potente leader dei senatori Mitch McConnell. Pence fino ad adesso non ha mai contraddetto pubblicamente il presidente, e quando Trump lo ha nominato capo della task force contro il coronavirus, è stato costantemente messo in secondo piano dal suo dirompente capo. Sino ad ora, comunque, la star indiscussa della convention è la first lady Melania, che ha conquistato il pubblico con il suo intervento rassicurante, pacato e non divisivo. «Non attacco i rivali perché significherebbe dividere il paese», ha detto dal giardino delle rose della Casa Bianca, con il presidente in prima fila ad ascoltarla. «Donald vuole solo il bene dell'America - ha aggiunto - Si batte per voi, a prescindere da quello che dicono i media. Mio marito non è un politico tradizionale, gli piace agire, è una persona autentica, ha a cuore il futuro del paese». Sul palco, ieri sera, è salita anche la nuora di The Donald, Lara (moglie del figlio Eric), mentre oggi la prediletta Ivanka avrà il compito di introdurre il discorso di accettazione della nomination del padre.

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