Si riapre, ma è caos controlli. Test diversi per ogni Regione

Nessuna intesa con il governo, via a metodi fantasiosi: i "drive in" nel Lazio, app in Sicilia, bonus in Sardegna

Si riapre, ma è caos controlli. Test diversi per ogni Regione

Dal 3 giugno si apre la stagione della caccia al turista. I timori dei governatori per la caduta delle ultime barriere del lockdown si stanno traducendo in una frettolosa rincorsa a un sistema di tracciamento dei contatti di chi arriverà da altre regioni. Sempre che a qualcuno venga voglia di sfidare la nuova selva di contromisure burocratiche che le Regioni stanno architettando.

Il governo è determinato a rispettare la data del 3 giugno già prevista dall'ultimo Dpcm di Conte. E, anche se il ministro per gli Affari regionali Francesco Boccia è in costante trattativa con i presidenti di Regione, è netto il rifiuto a imporre passaporti sanitari e certificazioni ai viaggiatori. Ecco perché i governatori si stanno attrezzando con fantasiosi sistemi per controllare chi arriva. Tutti diversi da una regione all'altra, tanto per proseguire nel caos localistico che ha caratterizzato l'intera gestione dell'emergenza virus. Anche Nicola Zingaretti, fin qui rimasto fuori dalla contesa, in veste di presidente del Lazio avvisa che «dal 3 giugno aumenteremo i controlli attraverso il contact tracing, soprattutto nelle stazioni dell'Alta Velocità ferroviaria, negli aeroporti e nei porti». Sorvegliate speciali dunque la stazione Termini e gli aeroporti, con l'idea di sottoporre a test presso le strutture mobili «drive in» chi dovesse risultare sospetto. «Abbiamo raddoppiato il numero degli operatori dei contact tracing -assicure Zingaretti - e contiamo sulla collaborazione dei gestori dei trasporti ferroviari, marittimi e aeroportuali nel rispetto delle regole, nella rilevazione della temperatura corporea e nella trasmissione delle corrette informazioni ai viaggiatori».

La Sardegna, archiviato il «passaporto» sanitario, lancia l'idea di una «registrazione all'ingresso con un piccolo questionario epidemiologico e pensiamo a un incentivo per chi volesse sottoporsi a una verifica con un test. Potremmo riconoscere un piccolo voucher, un bonus da spendere in Sardegna». Vincenzo De Luca, impegnato ieri in una polemica tutta campana con il sindaco De Magistris, aveva parlato di una politica di test all'ingresso. E il siciliano Nello Musumeci, intervenuto in radio a Un giorno da pecora, «Il turista si fa registrare come tutti coloro che prendono un treno e un aereo. E ha il diritto di farsi applicare una app, che si chiamerà Sicilia sicura, e con la quale si può fare accompagnare dal nostro sistema sanitario. Una app facoltativa».

Ed è proprio questo il punto centrale: il ministro Boccia ribadisce ai presidenti che se vogliono possono offrire test e tracciamento ai turisti in ingresso, ma solo su base volontaria e rispettando le regole della privacy. I governatori vorrebbero invece un nuovo Dpcm che detti le regole per la Fase 3, replicando lo scontro che tenne in sospeso il Dpcm della Fase 2, ma Conte non ne vuole sapere. Un caos che spinge la governatrice della Calabria, mentre conferma che la sua Regione apre a tutti, a insistere su una nota dolente: «Bisogna mettere mano al titolo V perché è stata una riforma un pò frettolosa», dice Jole Santelli.

Su un punto ha ragione la pattuglia trasversale di governatori anti-aperture: il governo non è stato in grado di creare un sistema di tracciamento unico, architrave della strategia 3T (test, tracciamento, trattamento) universalmente ritenuta efficace. Ora i governatori chiedono un ultimo round di confronto con il governo, ma il tempo è agli sgoccioli.

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