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Si scatena la furia di Trump. "Bloccheremo Hormuz e anche tutti gli altri porti"

Il tycoon annuncia di essere pronto a inviare dragamine in collaborazione con gli inglesi. Ma Londra smentisce

Si scatena la furia di Trump. "Bloccheremo Hormuz e anche tutti gli altri porti"
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Donald Trump torna a minacciare l'Iran dopo il fallimento dei colloqui di pace a Islamabad. In una serie di post su Truth che esprimono tutta la sua irritazione per il rifiuto della Repubblica islamica di rinunciare alle proprie ambizioni nucleari, il presidente avverte prima che le forze armate americane inizieranno a bloccare le navi in entrata o in uscita dallo Stretto di Hormuz, oltre a intercettare qualsiasi imbarcazione che paghi un pedaggio al regime per transitarvi in sicurezza e a inviare "dragamine altamente sofisticate", "insieme al Regno Unito e un paio di altri Paesi". Poi annuncia il blocco, a partire da oggi, ore 16 italiane, delle navi in entrata e uscita da tutti i porti iraniani. E si dice pronto a distruggere "il poco che resta dell'Iran". Per tutta risposta, le Guardie Rivoluzionarie iraniane avvertono di avere il traffico navale sotto il loro pieno controllo e minacciano di intrappolare qualsiasi nemico tenti di sfidarle "in un vortice mortale all'interno dello Stretto".

La riapertura della cruciale rotta marittima è diventata un imperativo economico per il tycoon, i cui indici di gradimento hanno subito un significativo calo a fronte dell'impennata dei prezzi del petrolio e della crescente preoccupazione per l'impatto del conflitto su un'economia globale già turbolenta. "Inizieremo a distruggere le mine che hanno posato nello Stretto. Qualsiasi iraniano che spari contro di noi o contro imbarcazioni pacifiche verrà fatto saltare in aria" assicura il comandante in capo. "Giungeremo a una condizione in cui a tutti è consentito entrare e uscire. Il regime ha impedito che ciò accadesse - prosegue - Questa è un'estorsione a livello mondiale e i leader delle nazioni, in particolare degli Usa, non si lasceranno mai estorcere. A Teheran non sarà consentito trarre profitto da questo atto illegale. Vogliono denaro e, ancora più importante, vogliono il nucleare. Al momento opportuno, saremo pienamente pronti al fuoco".

Ma il riferimento del presidente americano al coinvolgimento dei britannici nel blocco di Hormuz viene smentito da Londra, che spiega di voler continuare a sostenere la libertà di navigazione e l'apertura dello Stretto "di cui l'economia globale ha urgente bisogno", anche "per contenere il costo della vita qui".

Trump parla anche dei pedaggi chiesti dalla Repubblica islamica: "Ho ordinato alla nostra Marina di individuare e intercettare ogni imbarcazione nelle acque internazionali che abbia versato un pedaggio illegale. Nessuno che paghi avrà libero transito in mare". E poi, il presidente ricorda che il nemico ha "promesso di aprire Hormuz e ha deliberatamente mancato di farlo. Ciò ha causato ansia, disagi e sofferenza a molte persone e a numerosi Paesi in tutto il mondo". Infine avverte per la seconda volta la Cina che imporrà dazi del 50% se invierà armi all'Iran.

Intanto il New York Times cita il ministero delle Finanze israeliano e fornisce la prima stima del prezzo da sostenere per il conflitto da parte dello Stato ebraico: le cinque settimane di guerra sono costate circa 11,5 miliardi di dollari, inclusi i risarcimenti alla popolazione per i danni agli edifici, le giornate di lavoro perse e l'aiuto alle amministrazioni locali a fornire alloggi migliori.

Nei giorni scorsi invece il Wall Street Journal, citando l'ultima valutazione di Elaine McCusker, un'alta funzionaria del Pentagono responsabile del bilancio durante la prima amministrazione Trump, ha riferito che la guerra con l'Iran è costata tra i 25 e i 35 miliardi di dollari, con la stima più bassa riguardante i costi sostenuti dagli Stati Uniti e quella più alta con i costi sostenuti anche dai partner nella regione. Gli Usa e i loro alleati hanno speso circa 13,7 miliardi di dollari in intercettori e 9,7 in bombe e missili.

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