Siccità, governo in campo. Ma niente fondi a pioggia

Lo stato d'emergenza ci sarà solo nelle Regioni più colpite. Danni già per un miliardo di euro

Siccità, governo in campo. Ma niente fondi a pioggia

Le proiezioni non lasciano sperare nulla di buono. Anche luglio sarà caldo e senza piogge e solo ad agosto, forse già nella prima decade, avremo un po' di refrigerio. Sono queste previsioni meteorologiche che fanno tremare i polsi al capo della Protezione civile, Fabrizio Curcio: «Ci attendono ancora periodi di siccità con probabili alternanze di piogge imponenti» spiega dopo aver incontrato i presidenti delle Regioni che invocano da subito lo stato di emergenza nazionale, cioè indennizzi per le categorie più colpite, stanziamenti per le interconnessioni tra acquedotti e più fondi del Pnrr per le opere infrastrutturali.

E la dichiarazione dello stato di emergenza arriverà, a fine mese o ai primi di luglio, ma non per tutti. Soprattutto gli indennizzi andranno alle regioni più colpite che per il momento sono Emilia Romagna, Lombardia, Piemonte e Umbria. In bilico il Veneto. In sostanza, non ci saranno soldi a pioggia per tutti. «Non c'è dubbio che ci sia una criticità importante- spiega Curcio -. I fiumi sono in grossa dismissione, il cuneo salino nel Po arriva addirittura a decine di chilometri. Ma ricordiamoci che lo stato di emergenza serve a fare delle cose puntualizza Curcio -. Si sta lavorando per definire alcuni parametri e quali sono le attività che seguono allo stato di emergenza che non è un'idea, ma consiste in una serie di azioni che vanno fatte». La priorità in questo momento è legata all'agricoltura. In questi giorni sono in grave difficoltà le colture del mais, pomodori, frutta e riso. La Cia-Agricoltori italiani calcola danni di oltre il miliardo di euro. Solo nel bacino del Po è a rischio il 50% della produzione agricola, e se per mais e soia già si calcola un calo del 50%, per altri frutti e verdure la coltivazione potrebbe non partire. Ma se nell'immediato serve acqua, le Regioni chiedono anche risorse per investire in infrastrutture idriche e costruire invasi per conservare l'acqua quando è disponibile per poterla poi utilizzare nei periodi siccitosi.

E prima o poi anche i cittadini dovranno fare la loro parte. In Piemonte invece già oltre 200 Comuni hanno emesso ordinanze in cui si invita «all'uso consapevole dell'acqua potabile» oppure se ne vieta «l'uso improprio». Che vuol dire non lavate l'automobile o non lasciate il rubinetto aperto mentre vi lavate i denti. In Emilia sarà diffusa ai Comuni un'ordinanza «tipo» da adottare in cui si spiegheranno ai cittadini come limitare gli sprechi di acqua. Senza la responsabilità individuale gli amministratori saranno costretti ad abbassare la pressione dagli acquedotti e abbassare il flusso in modo che quando si apre il rubinetto il filo d'acqua che scende ti fa capire che la faccenda è diventata seria.

In Emilia Romagna hanno aperto una cabina di regia per l'emergenza idrica. L'osservato speciale resta il Po, i cui livelli non devono scendere al di sotto di 2,58 metri sul livello del mare. Altrimenti si irriga con acqua salata. Una situazione pericolosa tanto che persino il vicepresidente della Commissione Ue, Frans Timmermans parla di «siccità estreme in Italia che stanno portando ad un orribile carenza d'acqua» e invoca un impegno comune ad agire sul clima: «Se non è questo il momento, quando?». Gli fa eco il segretario generale dell'Autorità distrettuale del fiume Po-MiTE: «Non è ancora cominciata l'estate e siamo in assenza di risorse idriche, è la tempesta perfetta, perché negli ultimi 6-8 mesi la neve dell'inverno ha raggiunto un picco di meno 60-70%», influendo negativamente sullo stoccaggio dell'acqua necessaria al riempimento dei grandi laghi regolati. Secondo, non piove nel bacino padano da almeno 120 giorni. Terzo, le temperature sono più alte di 3-4 gradi rispetto alla media del periodo».

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