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Sicurezza e prevenzione in famiglia. Così si batte la violenza minorile

Immettere ragazzi, sin dalla giovanissima età, nel circuito penale può ridurre gli spazi educativi e di intervento sociale proprio nella fase in cui la personalità è ancora in formazione

Sicurezza e prevenzione in famiglia. Così si batte la violenza minorile
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La violenza minorile in Italia è un tema. Attuale, forte, immanente. Non episodicità, non casualità, non occasionalità. È il riflesso di trasformazioni sociali più profonde che riguardano la famiglia, la scuola e i contesti urbani: giovanissimi autori di atti violenti spesso inspiegabili. Il disagio giovanile oggi mostra una nuova faccia: diventa delinquenza. È dentro questo scenario che si collocano il Decreto Caivano del 2023 e il nuovo Decreto Sicurezza del 2026, costruendo un filo che unisce prevenzione, responsabilità e repressione. In questo percorso, il rafforzamento degli strumenti repressivi è una prima risposta alla crescente richiesta di sicurezza nel solco di una maggiore responsabilizzazione dei più giovani e, ovviamente, delle loro famiglie. Da qui il dibattito sull'abbassamento dell'età imputabile: in Italia è fissata a 14 anni, ma a causa della percezione di una devianza sempre più precoce - si è discusso della possibilità di abbassarla, pur sollevando interrogativi profondi sul piano sociologico e giuridico. Immettere ragazzi, sin dalla giovanissima età, nel circuito penale può ridurre gli spazi educativi e di intervento sociale proprio nella fase in cui la personalità è ancora in formazione. Il DL Sicurezza 2026 in continuità con il Decreto Caivano del 2023 introduce misure incisive. Rafforza l'ammonimento del Questore per minori dai 12 ai 18 anni per atti persecutori, violenza, e cyberbullismo prevedendo un richiamo formale alla presenza dei genitori, passibili di sanzioni amministrative in caso di violazioni reiterate. Allo stesso modo, allontanare i ragazzi da contesti degradati e violenti con misure come il daspo urbano rafforzare il ruolo della scuola e occuparsi di dispersione scolastica significa interrompere dinamiche malate. La cronaca ci racconta quanto il gruppo e il territorio possano influenzare i comportamenti. Ma servono regole chiare perché anche la scuola è sempre più esposta: armi negli istituti e vendita di droga tra giovanissimi non sono più eccezioni. La circolare Valditara-Piantedosi, si inserisce in questo ambito e apre alla possibilità di utilizzare metal detector portatili nei casi più gravi, seppur con non pochi interrogativi sul piano delle libertà e sul ruolo delle forze dell'ordine all'interno degli spazi educativi. Last but not least il mondo digitale: parental control e vigilanza sull'uso degli smartphone con sanzioni per le piattaforme - sono coerenti con un'idea di libertà responsabile, soprattutto quando si tratta di minori. La direzione è giusta: costruire un sistema che prevenga quando possibile e reprima quando necessario: è una strategia che punta a responsabilizzare tutti gli attori educativi perché l'educazione non è delegabile esclusivamente allo Stato. Ma la risposta non può essere delegata solo alle istituzioni. Il primo presidio resta la famiglia, che non può rinunciare al proprio ruolo educativo.

Scuola e Stato devono sostenere e intervenire, ma senza sostituirsi: servono regole chiare, presenza costante e responsabilità condivisa. Solo così si contrasta davvero la delinquenza giovanile.

*Pm a Santa Maria Capua Vetere

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