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Sicurezza, Meloni sfida Schlein. Paletti del Colle sul decreto legge

Il vertice di Palazzo Chigi e i nodi aperti con il Quirinale (che attende il testo scritto). La premier alle opposizioni: se condannate anche voi, collaboriamo e votiamo insieme

Sicurezza, Meloni sfida Schlein. Paletti del Colle sul decreto legge
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La politica non è certo una scienza esatta, ma il più delle volte segue schemi piuttosto prevedibili. Così è successo ieri, quando Palazzo Chigi ha deciso di sparigliare e sulla questione sicurezza ha chiamato direttamente in causa l'opposizione. Dopo gli incidenti di Torino, infatti, pare che Giorgia Meloni non abbia troppo gradito né la prudenza con cui si è mossa Avs (che, questo pensano dentro Fdi, "sconfina nel giustificazionismo") né le parole della segretaria dem Elly Schlein, che da una parte ha condannato con nettezza l'aggressione agli agenti di polizia e dall'altra ha invitato il governo a "non strumentalizzare" gli scontri durante il corteo per il centro sociale Askatasuna. "In questi momenti - ha detto Schlein - le istituzioni devono unire e non dividere".

Così, la premier ha pensato bene di dar seguito all'auspicio della segretaria del Pd. E ha rivolto all'opposizione "un appello a una stretta collaborazione istituzionale". Per questo, fa sapere a metà giornata Palazzo Chigi, "i capigruppo di maggioranza hanno ricevuto mandato di proporre a quelli di opposizione la presentazione di una risoluzione unitaria in tema di sicurezza, che potrebbe essere votata già questa settimana in occasione delle relazioni del ministro dell'Interno Matteo Piantedosi". Una mano tesa che è evidentemente un modo per porre l'accento su divisioni e distinguo all'interno del centrosinistra. Per tutto il giorno, infatti, gli uffici di Palazzo Chigi, Camera e Senato discutono della possibilità di trasformare l'informativa di Piantedosi prevista oggi a Montecitorio in comunicazioni. Non un dettaglio semantico, visto che la prima non prevede un voto a differenza delle seconde. Su cui Meloni avrebbe dunque chiesto alle opposizioni di convergere. La trattativa è andata avanti fino a tarda sera, quando si sarebbe deciso di muoversi a due velocità tra Camera e Senato. A Montecitorio oggi sarebbe confermata l'informativa, mentre al Senato è prevista alle 15 una capigruppo che dovrebbe decidere per le comunicazioni. Un doppio binario che ha pochi precedenti (la vicenda di Crans-Montana) e che dipende da differenze regolamentari, ma non solo.

Da una parte, dunque, Meloni sfida le opposizioni. E ha come al solito terreno facile, visto che Schlein - a differenza di Giuseppe Conte - ci mette ben sette ore a reagire alla proposta sulla risoluzione unitaria (peraltro con una non risposta, visto che il Pd si limita a ribadire che la vicenda non deve essere strumentalizzata). Dall'altra, invece, domani pomeriggio la premier è intenzionata a portare in Consiglio dei ministri sia il decreto che il disegno di legge sulla sicurezza, così da dare quel segnale che ha messo tra le priorità del governo per il 2026 e che, dopo gli scontri di sabato a Torino, per Meloni è diventato ancora più impellente.

Stando a quanto filtra da Palazzo Chigi e Viminale, l'intenzione è quella di tenere nel decreto sia la norma sul fermo preventivo dei manifestanti che quella sullo scudo penale per gli agenti. Due questioni su cui sono noti i dubbi del Quirinale, tanto che sarebbero state oggetto di discussione durante il vertice di ieri a Palazzo Chigi a cui hanno preso parte Meloni, i vicepremier Antonio Tajani (in collegamento da Palermo) e Matteo Salvini, i ministri Piantedosi, Guido Crosetto (Difesa) e Carlo Nordio (Giustizia) e i sottosegretari Alfredo Mantovano e Giovanbattista Fazzolari, nonché il capo della Polizia Vittorio Pisani, il comandante dei Carabinieri Salvatore Luongo e il comandante della Guardia di Finanza Andrea De Gennaro.

Oggi è in programma un'altra riunione tecnica tra capi di gabinetto per valutare la fattibilità per decreto delle suddette norme. Su cui il Colle - già dopo il tragico accoltellamento fuori da una scuola di La Spezia a metà gennaio - ha acceso la lente rispetto ai criteri di "necessità e urgenza". A ieri sera, dal Quirinale filtrava qualche perplessità.

Perché le norme vanno valutate per come sono scritte nero su bianco e i diritti vanno coniugati tra loro (quello alla sicurezza non vale meno di quello a manifestare). E al momento pare che agli uffici giuridici del Colle da Palazzo Chigi non sia arrivata alcuna bozza.

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