Non si preoccupino i salutisti, questo articolo non vuole essere un elogio del tabacco e dunque - a meno che non vi fumiate le pagine su cui è scritto - non nuoce gravemente alla salute. Però c'è un però. Le ultime notizie che ci raggiungono da un capo all'altro del mondo, mettono al centro - e in una luce diversa - uno dei vizi più vituperati della modernità, anche più di vizi evidentemente maggiori: la sigaretta.
Alberto Trentini - operatore umanitario veneto detenuto per più di un anno in Venezuela - appena liberato, tirando un sospiro di sollievo ha espresso il desiderio di volerne anche uno di tabacco: "Ora posso fumare una sigaretta?", ha chiesto come prima cosa. Frase fuori dal tempo, un po' antimoderna e sicuramente sanitariamente scorretta. Ma, uno che ha passato 423 giorni in carcere, se la potrà fumare una sigaretta? Non abbiamo dubbi sulla risposta. La sigaretta, una volta, era l'ultimo desiderio dei condannati a morte e ora che siamo condannati a vivere senza - in una bizzarra eterogenesi dei fini - è diventata il primo desiderio di chi ritorna alla vita.
Negli stessi giorni - da più parti del mondo - arrivano foto di donne che, sempre con una sigaretta tra le dita, incendiano santini dell'ayatollah Khamenei. Immagine potentissima di libertà e rivoluzione, che riassume in una fiamma la liberazione politica e quella sessuale di un popolo oppresso. Immagine simbolica rilanciata anche da J.K Rowling - la mamma di Harry Potter - e condivisa da milioni di persone.
Nessun incitamento al fumo, solo un grande spot alla democrazia.
Per carità, non
siamo di fronte a una torcia, ma a una piccola fiaccola contro le privazioni delle libertà. Ché, anche e soprattutto quelle, nuocciono gravemente alla salute. Ma la lotta alle dittature, per qualcuno, è solo fumo negli occhi.