Simboli al rogo e quei legami andati distrutti

Nel modo dei disperati, che non hanno più parole, restano solo i simboli

È un assassino, il padre che disperato ha dato fuoco alla propria casa, provocando la morte dei suoi figli che vi si trovavano, e la sua? Certamente. Sono morti un bimbo di 11 anni e tre bimbe di 7, 5 e 3 anni. Uccisi dal fuoco, appiccato dal padre. Ma era anche un uomo che cercava di dire qualcosa. Nel modo dei disperati, che non hanno più parole. Hanno però ancora, a volte, i simboli, che con un'immagine riassumono centinaia di parole, di storie. O un'intera esistenza: la sua. In Africa (ma non solo lì), la casa che brucia è il simbolo della vita distrutta, bruciata. I medici popolari, i tabib del nordafrica, come gli n'zangoma del sud, per aiutare l'altro a uscire dalla disperazione di chi sente che la sua vita sta bruciando, disegnano a volte sulla terra, assieme al paziente, una capanna in fiamme. Poi, insieme a lui riempiono da una fonte brocche d'acqua, e corrono a «spegnere l'incendio», rovesciandole sul disegno. È necessario che la persona disperata (e ormai psichicamente scompensata) cambi l'immagine che ha della propria vita, perché non trasferisca nella realtà le fiamme e bruci davvero la casa. Occorre aiutarlo a spegnere l'incendio che sta divorando la sua psiche ancora prima dell'abitazione. Ma a Como di medici popolari non ce n'è. E i simboli, del resto nessuno (anche molti preti) sa più come trattarli. Però è un guaio. Perché spesso le parole non bastano, e neppure si conoscono quelle giuste. Questo incendio è una devastazione che riassume una lunga storia. Faycal era venuto dal Marocco. Como è bella, ma non proprio facile da viverci per chi viene dal nord Africa. Questa casa che brucia ci parla anche della tragedia di gran parte dell'immigrazione, con il suo mito devastante del paese ricco come sistemazione della vita. Che anzi, lì va in fumo. Il lavoro è facile perderlo. E la depressione è in agguato per chi viene da un'altra cultura, un altro popolo, un'altra terra. La moglie di Faycal è in ospedale, colta da questo male dei paesi ricchi. E lui è lì, con quattro bambini cui non ha nulla da dare da mangiare. E, come fanno i folli, «agisce» la sua realtà, e brucia la casa. Certo: un pluriomicidio di minori, i suoi figli. Dentro, però, a una realtà molto più ampia e complessa di un articolo del codice penale. Che ci riguarda tutti.

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